Adolescenti e social media, si prospetta un giro di vite

CORRIERE DEL TICINO, 07.10.2025

Si allunga la lista di Cantoni che vietano i cellulari a scuola, ma si fa sempre più largo l’ipotesi di bandire l’accesso alle piattaforme social a chi ha meno di 16 o 18 anni – Il Consiglio federale è già stato chiamato in causa: sta elaborando un rapporto.

Smartphone a scuola: sì, no, forse? Il dibattito è ormai lanciato da tempo e anche il Ticino non è stato risparmiato da questa riflessione. In Ticino non esiste un divieto assoluto, ma le direttive introdotte nel 2020 prescrivono che il telefonino debba rimanere spento e non visibile. Ora un’iniziativa del Centro, presentata quasi in concomitanza con il rientro degli allievi dalle vacanze estive, chiede di seguire una prassi ormai già applicata – in varie modalità – in più Cantoni. Argovia, Ginevra, Nidvaldo e Vallese, Vaud e infine il Canton Giura, dal prossimo febbraio, hanno introdotto il divieto di smartphone a scuola ( cfr. La Domenica, edizione del 31 agosto). Il tempo passato dai giovanissimi davanti allo schermo del telefonino preoccupa, anche – e soprattutto – per gli effetti dello smartphone sulle competenze sociali degli allievi. Tradotto: il Centro propone di vietare che il cellulare entri nel perimetro scolastico.

Bisogna mettere dei limiti

Oltre al divieto di cellulare a scuola, c’è però un altro aspetto che è sempre più all’ordine del giorno e che agisce più in profondità: il limite di età per accedere ai social media come TikTok, Snapchat, Instagram, Facebook e varie altre piattaforme che catturano sempre più l’attenzione degli adolescenti. Non senza pericoli.

L’allarme, l’ultimo in ordine di tempo, lo ha lanciato ieri Thomas Minder, presidente dell’Associazione svizzera dei direttori delle scuole dei cantoni germanofoni (VSLCH) in un’intervista pubblicata sui giornali del gruppo Tamedia. A suo avviso, i social media dovrebbero essere vietati ai minori. «Per legge, ci fidiamo che i giovani votino e gestiscano i propri soldi solo dopo aver compiuto 18 anni. Perché questo non vale per prodotti che gli adulti riescono a malapena a gestire correttamente? Vogliamo davvero che vengano sviluppati algoritmi per affascinare le menti immature dei nostri figli?», si chiede l’esperto, secondo cui il divieto di smartphone a scuola nei vari Cantoni è piuttosto «marketing politico» da parte dei consiglieri di Stato responsabili dell’istruzione. I giovani devono essere protetti dalle reti sociali.

L’esempio dell’Australia

In Australia, nel novembre del 2024, è stata approvata una legge per vietare l’accesso alle piattaforme ai minori di 16 anni. L’idea ha già attecchito anche nella Berna federale. Lo scorso marzo, il Consiglio degli Stati ha approvato due postulati presentati dalle «senatrici » ecologiste Céline Vara (ora consigliera di Stato a Neuchâtel) e Maya Graf (Basilea Campagna), che chiedono di elaborare soluzioni per proteggere i giovani dal consumo nocivo e dall’esposizione sui social media. Il Consiglio federale – che si è detto favorevole alla richiesta, ricordando che sono già in corso delle discussioni sul tema – dovrà anche valutare «un divieto dell’uso degli smartphone nelle scuole o dell’accesso a piattaforme mediali quali TikTok o Instagram ai minori di 16 anni».

Il Consiglio federale ha due anni di tempo (un anno e mezzo ormai) per pubblicare un rapporto in merito. Tuttavia, ha già avvisato la «ministra» dell’Interno Elisabeth Baume-Schneider, il Governo non prenderà posizione sul divieto dei telefonini nelle scuole, poiché si tratta di un tema di competenza cantonale.

Sondaggi e petizioni

Stando a un sondaggio dell’istituto di ricerca Sotomo pubblicato lo scorso maggio, la misura piacerebbe anche alla popolazione: l’80% degli intervistati si è detto favorevole al divieto di usare i social media per bambini e ragazzi. E quasi altrettanti sono favorevoli al divieto di usare gli smartphone nelle aule scolastiche.

Il consenso popolare si è anche trasformato in una raccolta di sottoscrizioni online: a metà settembre l’associazione «NextGen4Impact» ha consegnato al Consiglio federale una petizione (con 60 mila firme) per chiedere al Governo di proibire piattaforme come TikTok, Instagram e simili ai più giovani di 16 anni a causa del rischio di dipendenza e manipolazione commerciale. Un divieto, secondo i promotori, non eliminerà i rischi, ma potrebbe sensibilizzare sulle insidie della rete. Si dovrà però lavorare molto anche sulla prevenzione.

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