Ancor prima di diplomarsi avevano già trovato lavoro

CORRIERE DEL TICINO, 18.07.2025, Stern

Un’inchiesta rivela che buona parte degli apprendisti ha le idee chiare e si muove in anticipo – Angela Cattaneo: «I giovani sono sempre più pronti a costruire il proprio futuro» – Dall’inchiesta, risulta in crescita l’interesse nei confronti di stage fuori cantone per migliorare le altre lingue.

I giovani si dimostrano molto più previdenti e responsabili di quanto si potesse pensare. Ancor prima di concludere l’apprendistato, due terzi di loro hanno già trovato un impiego oppure definito dove proseguire gli studi. «I giovani dimostrano progettualità», evidenzia Angela Cattaneo, collaboratrice scientifica dell’Ufficio della formazione continua e dell’innovazione (UFCI) che, per il 19. anno consecutivo, ha curato l’inchiesta sulle prospettive di chi termina una formazione professionale di base in Ticino.

Diciannove anni sono un tempo abbastanza lungo per osservare delle tendenze e far dire ad Angela Cattaneo che «i giovani sono sempre più pronti a costruire il loro futuro». In particolare, si nota che a partire dal 2020, anno pandemico, «la percentuale di giovani che trova subito un’occupazione è cresciuta sensibilmente». Quest’anno erano il 41% a poter esibire un contratto di lavoro nel momento in cui, tra maggio e giugno, sono stati sondati i progetti dei giovani in procinto di concludere la loro formazione professionale a tempo pieno o duale.

Chi si mette in proprio

Un altro 24% di giovani aveva già deciso di proseguire gli studi in una Scuola universitaria professionale o in una Scuola specializzata superiore e c’è pure un 4% di rispondenti che ha affermato di voler intraprendere subito un’attività indipendente. «È un dato che dimostra la presenza, seppur minoritaria, di uno spirito imprenditoriale tra le nuove leve », osserva Cattaneo.

Dall’inchiesta, cui hanno partecipato 940 apprendiste e apprendisti, emerge inoltre una generale soddisfazione per la formazione ricevuta. Solo un 15% ritiene che il percorso seguito non abbia risposto alla proprie aspettative e propone di migliorare la qualità dell’insegnamento, la motivazione dei docenti e dei formatori in azienda, come anche l’allineamento tra gli apprendistati scolastici e la realtà lavorativa. «Sono riscontri che verranno tenuti in considerazione », afferma Cattaneo.

La generale soddisfazione emerge non solo dalle risposte ma anche dalle scelte dei giovani. Difatti il 90% di coloro che hanno firmato o stanno per firmare un contratto di lavoro sarà impiegato nella professione in cui si è formato. «Degno di nota è l’aumento di chi rimane nell’azienda formatrice », osserva la ricercatrice. «L’anno scorso era il 73%, quest’anno l’83%». Questa fedeltà dimostra che i giovani si sono trovati bene. E non solo loro. «Sempre più datori di lavoro formano gli apprendisti nell’ottica di tenerli, se corrispondono alle aspettative», spiega Cattaneo. «Questo è un bel segnale perché indica la volontà di formare, nel verso senso della parola, che è quello di investire in un giovane con l’obiettivo di farne un professionista e integrarlo in azienda ».

Pratica o stage fuori cantone

È interessante notare, tra i risultati dell’inchiesta, come i giovani non vedano il diploma come la fine di un percorso bensì come una porta che si apre. «La percentuale di giovani che continuano gli studi è in calo ma questo non è per forza negativo», sostiene Cattaneo. «In molti casi significa solo che si prendono il tempo di riflettere. Magari iniziano a lavorare, fanno esperienza, guadagnano un po’ di indipendenza economica e poi si specializzano in un secondo tempo. Il grande vantaggio della formazione professionale è che offre veramente tante possibilità». In questo senso si inserisce un fenomeno interessante, ovvero il crescente numero di apprendisti che affermano di voler migliorare il proprio tedesco, inglese o, in misura minore, francese. «Il 42% degli intervistati vorrebbe in futuro svolgere uno stage fuori cantone o all’estero, mentre il 51% sogna un soggiorno linguistico», nota Cattaneo. «La maggioranza preferirebbe restare in Svizzera, ma c’è anche chi guarda al Regno Unito e agli Stati Uniti».

«Non sono statici»

Infine, è vero, ci sono anche i giovani che non hanno ancora deciso cosa fare. Ma solo una minima parte di loro intende bighellonare, in altre parole prendersi una pausa. «Tanti giovani stanno ancora attivamente cercando un posto di lavoro, altri vogliono fare il militare prima di iniziare a lavorare », osserva Cattaneo. «In generale, quello che emerge da questa inchiesta è che i giovani non sono statici. Sanno di avere davanti a loro molteplici possibilità e si impegnano per sfruttarle al meglio».

 

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