Che cosa può aiutare i bambini iperattivi

Tages-Anzeiger, 15.05.2026, Fossgreen

In ogni classe scolastica c’è, statisticamente, almeno un bambino con disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Una panoramica sugli accertamenti diagnostici, i farmaci e le terapie alternative in caso di diagnosi di ADHD.

Quali sintomi presentano le persone con ADHD?

Le manifestazioni dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) sono molto diverse tra loro. Ad esempio, nel 30% dei casi non è presente l’iperattività: in questi casi si parla di ADD (disturbo da deficit di attenzione senza iperattività).

Quando i bambini ricevono frequentemente feedback negativi dai genitori o a scuola, il livello di sofferenza può diventare molto elevato. D’altro canto, bambini e adolescenti con ADHD possono risultare particolarmente impegnativi per genitori, amici e insegnanti.

Le persone interessate hanno spesso difficoltà a concentrarsi. Sono frequentemente irrequiete: muovono continuamente le gambe, tamburellano con le dita e fanno fatica a stare sedute tranquille. Inoltre, hanno difficoltà a controllare gli impulsi: ad esempio, intervengono in classe senza alzare la mano. Spesso faticano anche a rispettare le regole.

Nella maggior parte dei casi, l’ADHD viene notata con l’ingresso nella scuola. Circa il 3-5% dei bambini in età scolare ne è affetto. Statisticamente, in una classe di 30 alunni vi è almeno un bambino con ADHD.

Anche gli adulti possono soffrire di ADHD. I sintomi sono simili: difficoltà di concentrazione e organizzazione della vita quotidiana, impulsività e possibili problemi nelle relazioni sociali e di coppia.

Che cos’è l’ADHD?

«Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo dello sviluppo, più precisamente una disfunzione del funzionamento cerebrale che compare generalmente già nell’infanzia», spiega Daniel Brandeis del Centro di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Università di Zurigo.

Circa il 5% dei bambini ne è colpito e la metà di essi continua a manifestare sintomi anche in età adulta.

I bambini con ADHD presentano uno sviluppo fisico normale e sono intelligenti quanto i loro coetanei. Le cause dell’ADHD vengono ricondotte a una predisposizione genetica e a particolari alterazioni del funzionamento cerebrale. Ad esempio, alcuni sistemi metabolici del cervello risultano compromessi, tra cui quello della dopamina.

La dopamina è un neurotrasmettitore che trasmette segnali da una cellula nervosa all’altra. Nei bambini con ADHD la disponibilità di dopamina è insufficiente. È proprio su questo meccanismo che agiscono le terapie farmacologiche.

Come viene riconosciuto l’ADHD?

L’autodiagnosi non è sufficiente e tantomeno lo sono i test che circolano su Internet. È necessario un accurato percorso diagnostico.

«Quando bambini e adolescenti presentano problemi importanti che potrebbero indicare un ADHD e ne soffrono, dovrebbero rivolgersi a un centro specializzato oppure a un medico», afferma la pediatra Jessica Bonhoeffer Templeton, del centro sanitario medico-terapeutico Youkidoc di Basilea. Analogamente, anche gli adulti che sospettano di avere l’ADHD dovrebbero rivolgersi a professionisti qualificati.

Gli specialisti effettuano una valutazione sistematica basata su diverse fonti di informazione. Secondo Bonhoeffer Templeton, è importante considerare l’autovalutazione dei bambini e degli adolescenti coinvolti. Inoltre, i genitori forniscono informazioni dettagliate e vengono raccolte anche osservazioni da parte di insegnanti o altre figure educative.

Una diagnosi accurata comprende anche ulteriori esami per escludere altre patologie. Tra questi vi sono, ad esempio, test del quoziente intellettivo, del linguaggio e della capacità di concentrazione. Vengono inoltre presi in considerazione lo sviluppo sociale ed emotivo.

Se, al termine degli accertamenti, viene formulata una diagnosi di ADHD, gli specialisti discutono con il bambino o l’adolescente e con i genitori le possibili opzioni terapeutiche, tenendo conto delle difficoltà specifiche del giovane nel proprio ambiente di vita.

Quali terapie esistono?

In primo luogo, ai genitori dei bambini con ADHD vengono fornite informazioni e indicazioni pratiche per comprendere meglio i bisogni dei figli e rispondervi in modo più adeguato.

Le prime proposte terapeutiche per i bambini consistono spesso in training comportamentali e cognitivi. In questi percorsi i partecipanti possono imparare a migliorare la propria capacità di concentrazione.

Nei corsi di autogestione, imparano invece a organizzarsi meglio, ad esempio preparando lo zaino il giorno prima anziché la mattina prima di andare a scuola. Oppure imparano a non svolgere i compiti subito dopo le lezioni, quando sono stanchi, ma magari dopo cena.

Anche l’attività fisica rappresenta una misura frequentemente consigliata. Bambini e adolescenti possono così scaricare l’energia in eccesso. Inoltre, lo sport offre occasioni di successo personale che spesso non sperimentano nell’ambiente scolastico.

Idealmente, anche gli insegnanti dovrebbero essere coinvolti e ricevere un sostegno specifico nella gestione degli alunni con ADHD.

E per quanto riguarda i farmaci?

Spesso la consulenza e gli interventi comportamentali non sono sufficienti. In questi casi, i medici possono raccomandare una terapia farmacologica.

«Oltre il 70% dei bambini e degli adolescenti con ADHD trae beneficio dai farmaci», afferma Daniel Brandeis, che studia anche le terapie alternative non farmacologiche.

Il principio attivo utilizzato più frequentemente è il metilfenidato. Il farmaco più noto è il Ritalin, ma esistono anche altri preparati come Concerta e Medikinet.

Tutti questi medicinali figurano nell’elenco delle sostanze stupefacenti, poiché, a dosaggi elevati, possono essere abusati come sostanze stimolanti o droghe ricreative.

Il metilfenidato aumenta la disponibilità della dopamina nel cervello. I bambini, quindi, non vengono sedati; al contrario, il loro cervello viene stimolato e ciò si traduce in un comportamento più equilibrato.

Uno dei vantaggi dei farmaci è che, di norma, agiscono rapidamente. Tuttavia, devono essere adattati individualmente, un po’ come avviene per un paio di occhiali: i medici verificano, ad esempio, quale dosaggio risulti più efficace.

Un altro principio attivo è l’atomoxetina (nome commerciale Strattera), che agisce secondo un meccanismo diverso. Non è uno stimolante e pertanto non rientra nell’elenco delle sostanze stupefacenti.

L’atomoxetina agisce su un altro neurotrasmettitore, la noradrenalina, impedendone il riassorbimento troppo rapido. Si tratta infatti di un inibitore della ricaptazione della noradrenalina.

Lo svantaggio è che, come per tutti i farmaci, possono verificarsi effetti indesiderati, sebbene raramente. Con il metilfenidato alcuni bambini possono perdere l’appetito o presentare temporaneamente una crescita più lenta. Nel caso dell’atomoxetina, sono stati descritti, in rari casi, pensieri suicidari come possibile effetto collaterale.

Una terapia efficace dell’ADHD non può limitarsi alla semplice prescrizione di farmaci. L’assunzione dei medicinali dovrebbe essere sempre accompagnata, ad esempio, da interventi di tipo comportamentale.

È possibile fare a meno dei farmaci?

Da anni vengono utilizzate e studiate le cosiddette tecniche di neurofeedback.

Si tratta di un allenamento cerebrale che, in apparenza, ricorda un videogioco. Durante le sedute, ai bambini viene applicata una sorta di cuffia dotata di elettrodi che registrano l’attività cerebrale.

Sul monitor del computer non vedono però le proprie onde cerebrali, bensì, ad esempio, dei pesci che possono muovere e catturare attraverso una concentrazione mirata.

«L’obiettivo è che i bambini imparino a regolare le proprie attività cerebrali e, di conseguenza, a migliorare anche l’attenzione», spiega Daniel Brandeis.

Tuttavia, Brandeis è giunto alla conclusione che il neurofeedback non sia sufficiente come unica terapia. Lo scorso anno il suo gruppo di ricerca ha valutato, attraverso uno studio di revisione, l’efficacia dei principali protocolli di neurofeedback già consolidati.

Si trattava di procedure che allenano l’autoregolazione di specifiche attività cerebrali e che portano nomi tecnici come TBRSMR e SCP.

«Secondo lo studio, l’efficacia di questi metodi utilizzati da soli è risultata statisticamente significativa, ma limitata», afferma Brandeis. Ciò nonostante, bambini e adolescenti possono trarne beneficio: «Imparano anche a restare seduti e tranquilli per i 20-30 minuti necessari a completare ciascun esercizio».

Chi fosse interessato a questi trattamenti dovrebbe verificare presso i fornitori che vengano utilizzati i protocolli standard riconosciuti. Occorre però considerare che si tratta di interventi piuttosto impegnativi, che richiedono da 20 a 40 sedute.

Per informazioni e sostegno sono disponibili diverse organizzazioni specializzate, tra cui Elpos Svizzera, l’Accademia per il Learning Coaching e il Centro specializzato per adulti con ADHD. In Ticino  Associazione ADAT.

 

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