Come il neoliberismo divora le famiglie

NZZ Am Sonntag, contributo esterno –13.07.2025, Sibylle Stillhart

Sibylle Stillhart: «Madri e padri, questo è l’imperativo, devono lavorare e avere anche abbastanza figli – ma fare tutto insieme non è possibile. Serve un nuovo sistema che metta al centro il benessere delle persone».

Le famiglie, nel nostro paese, stanno male. Non solo sono sotto pressione finanziaria, ma spesso i genitori non hanno nemmeno il tempo di godersi i propri figli. Lo mostra il Barometro delle famiglie svizzere 2025.

Le ragioni sono evidenti. Uno sguardo ai dati più recenti dell’Ufficio federale di statistica (UST) rivela quanto pesante sia il carico di lavoro nelle famiglie con bambini. Le madri con figli sotto i 15 anni lavorano in casa – attenzione! – 59 ore a settimana. Si occupano delle faccende domestiche, dell’assistenza ai figli o della cura di familiari. A questo si aggiunge il lavoro retribuito: in media altre 19 ore. Totale: 78 ore settimanali, ovvero 11 ore al giorno, compresi sabato e domenica.

Anche per i padri non va molto meglio: lavorano in media 36 ore retribuite, più altrettante a casa – e arrivano così a una settimana da 72 ore.

Questi numeri elevatissimi, che la politica e l’economia si ostinano a ignorare, mostrano con chiarezza: con la nascita di un figlio, il carico di lavoro esplode. Insieme, i genitori forniscono circa 100 ore di lavoro settimanali per la famiglia.

Il lavoro non retribuito – cura della casa, dei bambini, di parenti bisognosi – rappresenta il più grande settore lavorativo in assoluto. Nel 2024 sono state svolte 12 miliardi di ore di lavoro non pagato, 4 miliardi in più rispetto a tutto il lavoro retribuito (8,1 miliardi di ore). Ciò significa che il volume di lavoro non retribuito è superiore del 50% rispetto a quello pagato. Di questo lavoro invisibile, due terzi sono svolti da donne, mentre due terzi del lavoro retribuito è svolto da uomini.

Eppure, il lavoro non retribuito non conta. Non ha alcun valore nella nostra società perché non genera denaro. Viene liquidato come “privato” o “lavoro domestico di scarsa qualità”. Il messaggio di leader economici e politiche familiari è chiaro: madri, aumentate la vostra attività lavorativa!

Una donna che oggi non lavora ad alta percentuale, ma si occupa dei figli, viene considerata “improduttiva” e una “risorsa sprecata”. Viene invece valorizzato chi produce armi, tabacco o prodotti finanziari opachi – purché riceva uno stipendio. Le madri, al contrario, vengono punite con la povertànella vecchiaia per aver dato alla luce e cresciuto un figlio.

La rivendicazione della seconda ondata femminista, ovvero quella di dividere equamente tra uomini e donne il lavoro familiare e quello retribuito, è stata assorbita e snaturata dal neoliberismo. Oggi si chiede alle donne di lavorare quanto gli uomini – a tempo pieno, come se non avessero figli.

Le aziende ne sono felici: se entrambi i genitori lavorano, possono risparmiare sui salari.

Le imprese non traggono vantaggio solo dal fatto che uomini e donne lavorano per loro, ma anche dal fatto che dopo il lavoro, i dipendenti si precipitano a casa a occuparsi dei figli – cioè della forza lavoro di domani.

E come se non bastasse, da decenni le imposte sugli utili aziendali nei paesi industrializzati stanno diminuendo: a livello globale, l’aliquota media è passata da quasi 48% nel 1981 a circa 23% oggi. La Svizzera ha seguito questa tendenza, soprattutto a livello cantonale: si va da 11,8% nel Canton Zugo a circa 20,5% nel Canton Berna.

Ma tutto questo ha una conseguenza devastante: quello che oggi si chiede alle famiglie è disumano. E il carico di lavoro eccessivo è anche la ragione per cui nascono sempre meno bambini.

Serve un nuovo sistema sociale, che non si orienti più solo alla crescita economica, ma al benessere delle persone. Il lavoro di cura deve essere messo al centro. Chi si prende cura degli altri deve essere sostenuto – e non continuare a soffrire economicamente, fisicamente o psicologicamente. In particolare, le grandi aziende devono essere coinvolte, ad esempio attraverso una tassa sulla cura (Care-Steuer). Con queste entrate si potrebbero aumentare le indennità per figli, alleviando la pressione economica sulle famiglie e dando loro più libertà per organizzare la propria vita secondo le proprie esigenze.

Abbiamo tutti bisogno di più tempo: per bambini felici, per cucinare con calma, per i nostri genitori, amici, amiche.

Sono le relazioni umane e il loro benessere a rendere la vita preziosa. Senza questa cura, economia e società collasserebbero.

Ecco perché il lavoro non retribuito deve essere riconosciuto e valorizzato: è l’essenza stessa della vita.

Sibylle Stillhart, 51 anni, è giornalista e autrice di libri («Basta lavoro gratis!», «Mamme stanche – papà in forma», entrambi pubblicati da Limmat-Verlag), e lavora soprattutto per i suoi tre figli. Ha frequentato la scuola di giornalismo a Zofingen e ha collaborato con diverse riviste e come freelance.

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