«Crescere un figlio oggi è più complesso rispetto a 30 anni fa»

CORRIERE DEL TICINO, 05.08.2023, 

Pierfranco Longo (Conferenza Cantonale dei Genitori): «Con il calo demografico, politica e società civile devono rendersi conto che la nascita di un bambino è di rilevanza pubblica» 

Pierfranco Longo (Conferenza Cantonale dei Genitori): «Con il calo demografico, politica e società civile devono rendersi conto che la nascita di un bambino è di rilevanza pubblica» L’offerta estiva di strutture di presa a carico dei bambini è molto importante. Non solo per farli divertire e crescere, ma anche per rispondere alle necessità dei loro genitori. In primis, quella di conciliare famiglia e impegni lavorativi. Problema che si pone, tuttavia, anche durante l’anno scolastico. Basti pensare agli orari delle lezioni, le quali iniziano e finiscono quando la maggior parte dei genitori è sul posto di lavoro, o al mercoledì pomeriggio libero. È qui che entrano in gioco le strutture di accudimento, come nidi dell’infanzia, centri extrascolastici e famiglie diurne. Tre soluzioni che possono contribuire a soddisfare il bisogno di conciliabilità. Ma rispondono davvero alle necessità attuali delle famiglie? «Negli ultimi anni, credo che l’offerta di queste strutture sia migliorata. Ce ne sono sempre di più che offrono una presa a carico pre- e post-orario scolastico, o il servizio mensa sul mezzogiorno. Però non c’è ancora uniformità sul territorio», afferma Pierfranco Longo, presidente della Conferenza Cantonale dei Genitori (CCG). «Un’offerta ricca, accessibile e soprattutto distribuita in modo capillare, favorisce senza dubbio la conciliabilità. Bisogna quindi continuare a investire in questa direzione». 

Più complicato per alcuni 

Un investimento ancora necessario, malgrado i passi avanti fatti, per non dimenticare alcuni segmenti della popolazione. «Crescere un figlio è più complesso oggi rispetto a trent’anni fa. In effetti, i dati dell’Ufficio cantonale di statistica ci dicono che, all’arrivo del primo figlio, un genitore – nella maggior parte dei casi la madre – riorganizza la propria vita lavorativa, passando da un’occupazione a tempo pieno a una a tempo parziale, o smettendo di lavorare. La maggioranza delle madri teme anche un peggioramento delle prospettive lavorative. Inoltre, il numero di famiglie monoparentali è cresciuto tanto negli ultimi anni e questi nuclei famigliari hanno molte difficoltà nel conciliare i vari impegni. È anche da mettere in evidenza la situazione di quelle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano a condizioni salariali basse: per loro la conciliabilità è quasi una questione di sopravvivenza e dignità», precisa Longo. «Si deve fare di più se si vuole che i genitori conservino e sviluppino il loro impegno sul fronte professionale, in maniera più marcata rispetto a oggi». 

Il ruolo della scuola 

Un altro aspetto da considerare, quando si parla di conciliabilità di lavoro e famiglia, è la situazione scolastica dei figli. In caso di difficoltà di vario genere, diventa più complesso per mamme e papà continuare a concentrarsi sul lavoro. «Se bambini e ragazzi devono far fronte a problemi come bullismo, perdita di motivazione o diagnosi di dislessia e disturbo dell’attenzione, la scuola assume un ruolo molto importante. È chiaro che se non ci sono collaborazione e fiducia tra essa e i genitori, questo aggiunge una pressione ulteriore all’equilibrio tra impegni familiari e lavorativi», continua lo stesso Pierfranco Longo. In sintesi, istituti scolastici solidi sono un punto di riferimento per i figli, ma anche un sostegno non indifferente per i genitori. 

Scarsità di forza lavoro 

La conciliabilità di famiglia e lavoro, però, non andrebbe a beneficio solo del singolo, secondo il presidente della CCG. In un contesto di declino demografico, anche la collettività trarrebbe vantaggio. «Nel dibattito pubblico si è affermata la preoccupazione per la scarsità crescente di forza lavoro. Migliorare la conciliazione di scuola, lavoro e accudimento organizzato è la chiave per far restare attivi i genitori nel mondo del lavoro, continuando quindi a contare su una risorsa già formata e produttiva. Se la politica e la società civile riconoscessero che la nascita di un bambino è un fatto di rilevanza pubblica, i tempi per formulare proposte condivise sarebbero più brevi». 

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