Dislessia, discalculia, Adhd, ‘docenti sempre più preparati’ 

Cantone, LA REGIONE, 06.05.2023, Pinho 

«La Regione» si occupa di come il Dipartimento formazione e apprendimento SUPSI sta lavorando per diffondere consapevolezza sui disturbi del neurosviluppo in tutti gli ordini di scuola. 

«L’ambiente gioca un ruolo fondamentale nel modo in cui un allievo con Disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) – come dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia – o con Disturbo da deficit di attenzione (Adhd) può riuscire a convivere con le proprie difficoltà e ad affrontare il proprio percorso scolastico e di vita. Gli insegnanti possono dare un contributo sostanziale in questo senso». La considerazione di Sara Giulivi, ricercatrice e docente del Dipartimento formazione e apprendimento (Dfa) della Supsi, sintetizza in modo eloquente l’importanza di avere dei docenti adeguatamente preparati per far fronte a delle problematiche che in contesto italofono riguardano il 36% degli allievi. Percentuale che si ritiene essere sottostimata. «Negli ultimi anni conoscenze e consapevolezza intorno ai disturbi del neurosviluppo, Dsa e Adhd in particolare, sono cresciute molto, e in effetti si è osservato un aumento delle diagnosi – mette in luce Giulivi -. La sensibilità dei professionisti dell’educazione è andata crescendo, e anche gli insegnanti sono sempre più informati e capaci di riconoscere determinate manifestazioni. Il Dfa e in particolare il Centro di competenza bisogni educativi scuola e società (CcBess) è molto sollecitato per formare insegnanti sempre più informati e consapevoli riguardo ai disturbi specifici del neurosviluppo». 

Meglio parlare di ‘caratteristiche e profili’ 

Il Dfa si occupa di formare i docenti di ogni ordine e grado di scuola, con un Bachelor per i futuri insegnanti della scuola dell’infanzia e delle elementari, e un Master per medie, medie-superiori e in pedagogia specializzata e didattica inclusiva. Il citato Centro di competenza Bess è parte integrante della formazione dei docenti, sia di base che continua. «Soprattutto quando ci rivolgiamo a insegnanti o docenti in formazione, anziché di disturbi, preferiamo parlare di caratteristiche – evidenzia Giulivi -. Ovviamente le parole come ‘disturbi’ o ‘disabilità’ sono usate anche nei documenti di riferimento, ma cerchiamo di diffondere una prospettiva tra i nostri studenti che consiste nel considerare Dsa, Adhd come delle caratteristiche dell’individuo. Parlare di caratteristiche in contesto educativo ci aiuta a evitare di “far coincidere” il bambino o il ragazzo con il disturbo. In ogni momento formativo cerchiamo naturalmente di offrire conoscenze sulle specificità di tali caratteristiche e sulle difficoltà che generano, senza tuttavia mai tralasciare di mettere in evidenza i punti di forza che accompagnano i profili individuali. È essenziale, in fase di progettazione didattica, partire dai punti di forza dell’allievo». 

Formazione di base e continua 

A livello di formazione di base, il Dfa offre corsi obbligatori su una varietà di tematiche legate all’inclusione scolastica e ai bisogni educativi speciali. «Ad esempio studenti del secondo e del terzo anno del Bachelor per futuri docenti di scuola dell’infanzia e scuola elementare seguono corsi obbligatori sui temi dell’inclusione e delle disabilità, così come su difficoltà di apprendimento e benessere scolastico con un focus particolare su Dsa e Adhd», spiega Giulivi. Nel Master per docenti di scuola media c’è invece un corso su ‘accessibilità e scuola’ «che verte in generale sulle pari opportunità e sull’accessibilità ai sistemi educativi e formativi per tutti gli allievi, oltre a seminari di approfondimento su temi specifici. Anche per i futuri docenti del settore medio-superiore viene offerto un corso sui temi dell’accessibilità». 

Interventi ad hoc, l’esempio della musica 

In parallelo si trova il vasto ambito della formazione continua, rileva Giulivi: «Offriamo corsi rivolti prevalentemente a docenti della scuola dell’obbligo, ma frequentati anche da altre figure professionali, come ad esempio operatori per l’integrazione. Proponiamo percorsi di approfondimento su varie tematiche: i disturbi del neurosviluppo, verso cui si riscontra un forte interesse, ma anche metodologie e approcci didattici inclusivi (l’Universal design for learning, il co-teaching eccetera)». La formazione continua del Dfa riceve inoltre talvolta delle richieste ad hoc, da parte di istituti scolastici o altro genere di contesti formativi, per corsi di formazione su temi specifici. «Una delle richieste più recenti, che abbiamo trovato particolarmente interessante, è giunta dalla Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera italiana – rende noto Giulivi -. Anche in quel contesto i docenti si trovano a entrare in contatto con allievi che presentano profili molto diversi; molti di loro presentano un Dsa e manifestano quindi una serie di difficoltà negli apprendimenti musicali, a partire dalla lettura delle note sul pentagramma». 

La ricerca in dialogo con la scuola 

Il Dfa è attivo anche a livello di ricerca. «Lo sforzo è quello di cercare di far dialogare sempre di più l’ambito della didattica e dei sistemi educativi in generale con quello della ricerca, in modo che questi due contesti possano informarsi reciprocamente e insieme collaborare per garantire un’educazione di qualità, pari opportunità di apprendimento e benessere scolastico e di vita per tutti gli allievi». Recentemente è stato pubblicato un volume dal titolo “Dsa e Adhd, l’apprendimento, il benessere scolastico e il bisogno educativo speciale”, che verrà presentato lunedì 8 maggio presso il Dipartimento formazione e apprendimento di Locarno (Aula Magna, dalle 17 alle 19). Si tratta di un’opera collettanea che deriva da un convegno sul tema tenutosi a ottobre 2021 presso il Dfa. «La monografia raccoglie i contributi degli esperti che sono intervenuti al convegno, oltre a un contributo complementare successivo. Gli autori portano sguardi anche molto diversi fra loro, che si completano a vicenda nel perseguire il benessere scolastico e di vita dell’allievo e la qualità delle attenzioni che la scuola rivolge a tutti i suoi allievi senza eccezioni». 

Tre punti fondamentali su cui agire 

Pur da prospettive diverse su Dsa e Adhd, tutti gli autori hanno sottolineato e si sono trovati in qualche modo concordi su tre punti fondamentali. Innanzitutto l’importanza di diffondere una conoscenza quanto più approfondita possibile tra i professionisti dell’educazione – gli insegnanti in primo luogo – sulla natura e le manifestazioni che permettano di riconoscere tali disturbi, al fine di mettere in atto delle strategie didattiche adeguate per gli allievi con difficoltà, indipendentemente dalla presenza di un’etichetta diagnostica – sottolinea Giulivi -, perché sappiamo che a volte il processo di diagnosi può richiedere molto tempo». Correlato – in secondo luogo – emerge il bisogno di acquisire consapevolezza sul fatto che «nella maggioranza dei casi, questi disturbi compaiono in comorbidità, ovvero in associazione tra loro. Possiamo trovare ad esempio una dislessia associata a una disortografia o a una discalculia, oppure un Dsa associato a un altro disturbo del neurosviluppo, ad esempio l’Adhd». La terza necessità è quella di prendere coscienza – e agire di conseguenza – della grande variabilità intersoggettiva che caratterizza i disturbi del neurosviluppo. «Una dislessia si manifesta in modo sempre diverso da allievo ad allievo, e non sarà mai uguale a sé stessa nel tempo. Evolverà in base anche alle caratteristiche dell’ambiente con cui l’allievo si troverà a interagire». 

Le considerazioni della politica 

In Ticino, da diverso tempo, si constata una sottodotazione di logopedisti rispetto alle necessità del territorio, per cui le liste di attesa per la presa a carico di giovani con Dsa sono spesso lunghe. Intanto per il mese prossimo sono attesi i dati e il rapporto del gruppo di lavoro – istituito dal Consiglio di Stato e coordinato dal Dfa – incaricato di elaborare strategie e progettare misure per ovviare alle criticità presenti nell’ambito della logopedia scolastica. Tempistica contenuta nel messaggio governativo pubblicato in gennaio relativo a una mozione di Aron Piezzi (Plr) dal titolo ‘Sempre più bambini affetti da disturbi specifici dell’apprendimento, ma sempre meno logopedisti: quo vadis?’. Il gruppo di lavoro “sta lavorando su due fronti” – scrive l’esecutivo -, da un lato “sulla valutazione di come ridurre il carico amministrativo 

Interventi ad hoc, l’esempio della musica 

In parallelo si trova il vasto ambito della formazione continua, rileva Giulivi: «Offriamo corsi rivolti prevalentemente a docenti della scuola dell’obbligo, ma frequentati anche da altre figure professionali, come ad esempio operatori per l’integrazione. Proponiamo percorsi di approfondimento su varie tematiche: i disturbi del neurosviluppo, verso cui si riscontra un forte interesse, ma anche metodologie e approcci didattici inclusivi (l’Universal design for learning, il co-teaching eccetera)». La formazione continua del Dfa riceve inoltre talvolta delle richieste ad hoc, da parte di istituti scolastici o altro genere di contesti formativi, per corsi di formazione su temi specifici. «Una delle richieste più recenti, che abbiamo trovato particolarmente interessante, è giunta dalla Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera italiana – rende noto Giulivi -. Anche in quel contesto i docenti si trovano a entrare in contatto con allievi che presentano profili molto diversi; molti di loro presentano un Dsa e manifestano quindi una serie di difficoltà negli apprendimenti musicali, a partire dalla lettura delle note sul pentagramma». 

La ricerca in dialogo con la scuola 

Il Dfa è attivo anche a livello di ricerca. «Lo sforzo è quello di cercare di far dialogare sempre di più l’ambito della didattica e dei sistemi educativi in generale con quello della ricerca, in modo che questi due contesti possano informarsi reciprocamente e insieme collaborare per garantire un’educazione di qualità, pari opportunità di apprendimento e benessere scolastico e di vita per tutti gli allievi». Recentemente è stato pubblicato un volume dal titolo “Dsa e Adhd, l’apprendimento, il benessere scolastico e il bisogno educativo speciale”, che verrà presentato lunedì 8 maggio presso il Dipartimento formazione e apprendimento di Locarno (Aula Magna, dalle 17 alle 19). Si tratta di un’opera collettanea che deriva da un convegno sul tema tenutosi a ottobre 2021 presso il Dfa. «La monografia raccoglie i contributi degli esperti che sono intervenuti al convegno, oltre a un contributo complementare successivo. Gli autori portano sguardi anche molto diversi fra loro, che si completano a vicenda nel perseguire il benessere scolastico e di vita dell’allievo e la qualità delle attenzioni che la scuola rivolge a tutti i suoi allievi senza eccezioni». 

Tre punti fondamentali su cui agire 

Pur da prospettive diverse su Dsa e Adhd, tutti gli autori hanno sottolineato e si sono trovati in qualche modo concordi su tre punti fondamentali. Innanzitutto l’importanza di diffondere una conoscenza quanto più approfondita possibile tra i professionisti dell’educazione – gli insegnanti in primo luogo – sulla natura e le manifestazioni che permettano di riconoscere tali disturbi, al fine di mettere in atto delle strategie didattiche adeguate per gli allievi con difficoltà, indipendentemente dalla presenza di un’etichetta diagnostica – sottolinea Giulivi -, perché sappiamo che a volte il processo di diagnosi può richiedere molto tempo». Correlato – in secondo luogo – emerge il bisogno di acquisire consapevolezza sul fatto che «nella maggioranza dei casi, questi disturbi compaiono in comorbidità, ovvero in associazione tra loro. Possiamo trovare ad esempio una dislessia associata a una disortografia o a una discalculia, oppure un Dsa associato a un altro disturbo del neurosviluppo, ad esempio l’Adhd». La terza necessità è quella di prendere coscienza – e agire di conseguenza – della grande variabilità intersoggettiva che caratterizza i disturbi del neurosviluppo. «Una dislessia si manifesta in modo sempre diverso da allievo ad allievo, e non sarà mai uguale a sé stessa nel tempo. Evolverà in base anche alle caratteristiche dell’ambiente con cui l’allievo si troverà a interagire». 

Le considerazioni della politica 

In Ticino, da diverso tempo, si constata una sottodotazione di logopedisti rispetto alle necessità del territorio, per cui le liste di attesa per la presa a carico di giovani con Dsa sono spesso lunghe. Intanto per il mese prossimo sono attesi i dati e il rapporto del gruppo di lavoro – istituito dal Consiglio di Stato e coordinato dal Dfa – incaricato di elaborare strategie e progettare misure per ovviare alle criticità presenti nell’ambito della logopedia scolastica. Tempistica contenuta nel messaggio governativo pubblicato in gennaio relativo a una mozione di Aron Piezzi (Plr) dal titolo ‘Sempre più bambini affetti da disturbi specifici dell’apprendimento, ma sempre meno logopedisti: quo vadis?’. Il gruppo di lavoro “sta lavorando su due fronti” – scrive l’esecutivo -, da un lato “sulla valutazione di come ridurre il carico amministrativo dei professionisti attivi nei settori pubblico e privato, al fine di snellire le pratiche e favorire una migliore presa a carico”. Dall’altro, “sulla raccolta di dati inerenti alla mole di lavoro delle/dei professioniste/i, per riconsiderare l’adeguatezza o meno delle risorse riconosciute e messe a disposizione nella scuola pubblica”. 

La richiesta principale di tale mozione – su cui si dovrà esprimere il Gran Consiglio – era di individuare nuove modalità formative per incentivare la professione di logopedista. Tuttavia secondo il preavviso del governo “difficilmente”, contrariamente alla proposta formulata nell’atto parlamentare, è “immaginabile pensare di creare un nuovo percorso formativo universitario in Ticino per un bacino di interessate/i che oggi è estremamente ridotto (4-5 studenti ogni anno) e che, pur ipotizzando un incremento del numero di giovani interessati alla formazione di logopedista, risulterebbe lontano dal raggiungere una ragionevole soglia di sostenibilità economica». 

Nello stesso messaggio il governo aggiunge: “Sebbene a livello cantonale non venga offerta una formazione universitaria (Bachelor e Master) in logopedia, va detto che le diverse riflessioni portate in avanti nell’ambito della pedagogia specializzata hanno anche portato a far partire di recente il Master in Pedagogia specializzata e didattica inclusiva” proposto dal Dfa. Il nuovo Master “offre la possibilità di seguire un percorso di approfondimento specialistico abilitante alla formazione scolastica di allievi e allieve con Bisogni educativi speciali (Bes) ed è destinato a persone con una formazione di base nel campo dell’insegnamento nella scuola dell’obbligo, della pedagogia specializzata o in altre formazioni affini”. Il percorso formativo, ricorda Giulivi, si è rivelato molto ben progettato e di eccellente qualità, grazie alle competenze e all’impegno del corpo docente del Centro competenze Bess e di tutti coloro che sono intervenuti. 

Strategie per l’inclusione nelle università 

Con la dichiarazione di Salamanca, l’Unesco definisce un nuovo quadro d’azione sui Bisogni educativi speciali (Bes) che invita le istituzioni formative, di tutti i gradi scolastici, ad adottare misure efficaci per garantire pari condizioni di apprendimento e di inclusione a tutti gli studenti e a tutte le studentesse. Per questo motivo, e sulla base della legislazione federale e delle rispettive legislazioni cantonali, nell’ultimo decennio le Università svizzere e le Scuole universitarie professionali hanno attivato soluzioni istituzionali e organizzative specifiche per sostenere gli studenti e le studentesse con Bes. Anche la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) e l’Università della Svizzera italiana (Usi) hanno iniziato a sviluppare e implementare misure specifiche e a proporre raccomandazioni per un insegnamento più inclusivo. 

‘Sen-Si Special educational needs – Strategie per l’inclusione nelle Scuole universitarie della Svizzera italiana’ risponde a questo bisogno con l’obiettivo principale di eliminare condizioni potenzialmente discriminanti che possano ostacolare il conseguimento di un titolo di istruzione di grado universitario e di poter contare su un sistema formativo con metodi didattici e pedagogici innovativi, equi e inclusivi sulla base dell’approccio dell’Universal design for learning. 

Il progetto, condotto congiuntamente dal Servizio pari opportunità dell’Usi e dal Servizio Gender e Diversity della Supsi (e sostenuto da swissuniversities nell’ambito del programma quadriennale P-7 Diversité, inclusion et égalité des chances dans le développement des hautes écoles 2021-2024), si propone di garantire a studenti e studentesse con Bes un ambiente formativo paritario e inclusivo, tramite le attenzioni poste alle rispettive soluzioni istituzionali, organizzative e didattiche. Nel perseguire questo obiettivo, il progetto si avvale, oltre che del Centro competenze Bess, della consulenza di un Gruppo di accompagnamento multidisciplinare composto da partner territoriali attivi sul tema (Cancelleria dello Stato, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Pro Infirmis Ticino e Moesano e Scuola universitaria federale per la formazione professionale). Sito del progetto: www.sen-si.supsi.ch/cms. 

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