CORRIERE DEL TICINO, 27.03.2026, Gianinazzi
Presentato il progetto del Consiglio di Stato, basato sulla sperimentazione, per dire «addio» al sistema dei corsi A e B alle Medie – Risultati molto positivi per il clima in classe, la collaborazione e la motivazione degli allievi, senza il temuto «livellamento verso il basso» delle competenze.
Dopo anni di battaglie politiche – e soprattutto dopo due anni di sperimentazione sul campo – il complesso dossier del superamento dei livelli A e B alla scuola media ticinese ha compiuto un importante passo avanti. Il Governo ha presentato il messaggio per la «generalizzazione del superamento dei corsi attitudinali e base nella scuola media». Un documento con cui, appunto, l’Esecutivo – dopo aver analizzato punti di forza e debolezze del cambiamento – ha deciso di invitare il Gran Consiglio (a cui spetterà l’ultima parola) a dare luce verde alla riforma, uno dei cantieri più importanti della scuola ticinese negli ultimi decenni, sin dall’istituzione della Scuola Media unica, avvenuta a metà degli anni Settanta.
Vediamo dunque, in sintesi, quali sono i contenuti della proposta. Ossia, come il Governo intende mettere in pratica il superamento dei livelli in tutto il Ticino.
La premessa
L’articolata analisi presente nel messaggio, va detto, si basa anche (se non soprattutto) sui rapporti prodotti dall’Alta scuola pedagogica dei Grigioni (che ha supervisionato scientificamente la sperimentazione) e del gruppo di accompagnamento formato da diversi portatori d’interesse scolastici. Un’analisi che, per utilizzare le parole del Governo, «consente di tracciare un bilancio che evidenzia al tempo stesso risultati incoraggianti e aree che richiedono ulteriore attenzione ». La premessa, parecchio rilevante, è ad ogni modo la seguente: «Nel complesso emerge un modello che ha mostrato la possibilità di una scuola più equa », che abbandona il vecchio sistema «senza compromettere la qualità degli apprendimenti, e che apre prospettive significative per un’ulteriore progressione del sistema educativo ticinese». Come dire: la valutazione della sperimentazione è ritenuta buona da parte del Consiglio di Stato. Motivo per cui si può procedere in questa direzione.
I punti di forza
Tornando ai punti di forza, tra questi viene segnalato, ad esempio, che «uno degli elementi più interessanti riguarda il clima di classe e la qualità delle relazioni». Il superamento dei livelli, infatti, ha permesso di «ridurre la stigmatizzazione », consentendo agli allievi di mostrare «un atteggiamento più collaborativo» e una «maggiore motivazione». Con un’influenza positiva anche sulla fiducia nelle loro capacità. Inoltre, l’eterogeneità in classe «ha stimolato forme di tutoraggio spontaneo tra allieve e allievi» e anche un maggiore arricchimento del dibattito in classe. Un altro dato significativo riguarda il fatto che le prove comuni effettuate in III e IV media «hanno mostrato l’assenza di differenze rilevanti tra le classi sperimentali e quelle a ordinamento tradizionale». Ossia, il superamento dei corsi A e B non ha comportato un «livellamento verso il basso» delle competenze degli allievi, come temevano alcuni. Inoltre, la sperimentazione non ha comportato variazioni nelle scelte degli allievi per il post-obbligo. E va pure segnalato che, stando al monitoraggio dell’Alta scuola pedagogica dei Grigioni, anche «la qualità dell’insegnamento si è mantenuta stabile su livelli elevati», sia in matematica che in tedesco. E i genitori? Nello studio grigionese viene spiegato su questo fronte che «la maggior parte dei genitori si è dichiarata soddisfatta o abbastanza soddisfatta del nuovo modello ».
Le debolezze
Al capitolo «sfide e opportunità » viene invece rilevato che «la gestione quotidiana di classi molto diversificate richiede (ndr. per i docenti) un impegno organizzativo e metodologico superiore, che comporta un aumento del carico di lavoro». Anche la co-docenza «ha comportato la necessità di coordinare tempi, approcci e obiettivi tra docenti, un processo che non sempre si è rivelato disinvolto». Anche se, viene sottolineato, già al secondo anno di sperimentazione si sono visti miglioramenti. Secondo il Governo «ciò conferma che, per ogni modalità didattica innovativa, è opportuno prevedere un ragionevole periodo di consolidamento ». Un altro punto debole riguarda la differenziazione didattica. Alcuni insegnanti – si legge nel messaggio – «hanno segnalato difficoltà nel trovare un equilibrio tra il sostegno agli allievi in maggiore difficoltà e la sollecitazione di quelli più avanzati». Viene infine segnalata come «questione aperta» anche la «valutazione sommativa in contesti fortemente differenziati ». I docenti, infatti, hanno richiesto «maggiori strumenti e linee guida per gestire tale complessità».
Le raccomandazioni
A fronte di queste «sfide» da affrontare, il gruppo di accompagnamento ha – in estrema sintesi – raccomandato al Governo di prevedere «un’estensione graduale del superamento dei corsi A e B», così come di « assicurare alle sedi il tempo necessario per assestarsi » al nuovo modello». Come dire: è meglio evitare di fare tutto e subito.
I modelli «ibridi»
Ora, come ricorderete, durante la sperimentazione le sei sedi che si sono messe a disposizione hanno testato varie forme di co-docenza. Il Governo, però, da questo punto di vista non ha scelto un modello «vincente ». Anche perché, proprio durante la sperimentazione «si è assistito a una progressiva integrazione tra pratiche inizialmente distinte: le varianti di codocenza sono state adattate e spesso ibridate sulla base delle necessità». E l’Esecutivo ha quindi deciso di lasciare alle varie sedi la libertà di scegliere, a dipendenza dei contesti, il modello che ritengono più opportuno. I modelli sperimentati costituiranno dunque il «repertorio applicativo» da cui le varie sedi potranno attingere.
Un cambiamento progressivo
Come richiesto dal gruppo di accompagnamento, poi, il Governo ha previsto un cambiamento progressivo. La generalizzazione immediata, anche secondo il Consiglio di Stato, non sarebbe semplicemente sostenibile. Concretamente, dunque, è prevista un’implementazione sull’arco di 6 anni scolastici a partire dal 2027/2028, coinvolgendo il primo e il secondo anno 3 istituti supplementari e in seguito 6, 9 e 12 istituti supplementari per anno. Ciò consentirebbe di raggiungere la piena generalizzazione a tutti gli istituti entro l’anno scolastico 2032/2033.
Costi e personale
Dal punto di vista del personale, il cambiamento richiederebbe circa 62 docenti in più. Per un costo complessivo (compresi i costi per la formazione e il loro accompagnamento) di circa 9,3 milioni di franchi a regime (dunque dal 2033). Un investimento che il Governo ritiene «opportuno e sostenibile », anche alla luce del fatto che oggi il Ticino spende meno degli altri Cantoni per la scuola dell’obbligo, come dimostrato più volte da più studi e analisi. Ciò, tenendo conto che la generalizzazione potrebbe anche costare molto meno. E questo per via della prospettata diminuzione di allievi nei prossimi anni. Considerando questo fattore, a dipendenza degli scenari demografici presi in considerazione, la generalizzazione potrebbe costare 4,5 milioni a regime (con uno scenario prudenziale) oppure addirittura (con uno scenario normale) portare a dei risparmi rispetto a oggi. Sia come sia, nel messaggio viene pure chiarito che «per gli anni 2027, 2028 e 2029, la riforma sarà neutra per le finanze cantonali» tramite misure compensative che saranno identificate all’interno del dipartimento ».
Il sostegno del fronte favorevole
Chiuso l’iter governativo della riforma, ora si aprirà quello (meno scontato) parlamentare. Ieri sono arrivate le prime reazioni del fronte favorevole. Il PS si è detto soddisfatto del messaggio, auspicandone una rapida approvazione poiché «sarebbe inaccettabile che una riforma così importante venisse ulteriormente rallentata da logiche elettorali di corto respiro». I Verdi hanno definito «ottimi» i risultati della sperimentazione, auspicando che venga garantito al corpo docenti «il giusto sostegno per poter raggiungere le aspettative poste». Un concetto ribadito dal sindacato VPOD, che ha accolto positivamente il messaggio, chiedendo però che la riforma sia accompagnata da misure incisive e condivise per assicurarne la sostenibilità poiché «il superamento dei livelli non deve tradursi in un peggioramento delle condizioni di lavoro» dei docenti.
«Ridurre la pressione è positivo per il benessere degli allievi»
La direttrice del DECS ha ricordato i motivi alla base di questa scelta – Tra questi, anche la necessità di fronteggiare il disagio giovanile
Ora, al netto della sperimentazione, in conferenza stampa sono stati ricordati i motivi più sociologici e pedagogici che hanno spinto Governo DECS a cercare di superare l’attuale sistema. Che, ha infatti sottolineato la direttrice del Dipartimento, Marina Carobbio Guscetti, «è causa di effetti negativi sulla motivazione» degli allievi e sulle loro «opportunità formative future», oltre ad essere, più in generale, «fonte di pressione scolastica e sociale». La caposezione dell’insegnamento medio, Tiziana Zaninelli, ha anch’essa ricordato che oggi, con i livelli, «c’è una pressione innegabile» sulle famiglie, sui docenti di classe e sulle direzioni degli istituti. E, va da sé, pure sugli allievi.
Non a caso, Carobbio ha rilevato che il superamento dell’attuale sistema si «inserisce negli sforzi in atto per rispondere al crescente disagio giovanile ». Perché «la pressione sociale, inclusa quella scolastica» può contribuire a situazioni di questo genere. Ed eliminare i livelli permetterebbe di «ridurre gli elementi di pressione, contribuendo al clima scolastico e al benessere psicosociale degli allievi».
Molto interessanti, da questo punto di vista, sono stati gli interventi in conferenza stampa dei direttori degli istituti che hanno portato avanti la sperimentazione. Di coloro che hanno vissuto in prima persona il cambiamento. Un direttore, riflettendo sul «prima» e sul «dopo », ha rilevato ad esempio che il il nuovo sistema «è molto più rispettoso dell’allievo stesso», permettendo agli allievi di «raggiungere il loro traguardo (ndr. personale) di competenza più alto», senza ragionare sul gruppo A o quello B. Un altro direttore, poi, ha sottolineato il fatto che la motivazione e la collaborazione tra i docenti, con il nuovo sistema, sono cresciuti in maniera rilevante. Mentre una direttrice è tornata sulla motivazione degli allievi: «Ho osservato un cambiamento importante: mentre spesso gli allievi dei corsi B durante l’anno abbandonavano, in termini di motivazione e di interesse a proseguire», con la sperimentazione «non ci sono più stati abbandoni» di questo tipo, e gli allievi hanno seguito le lezioni con attenzione «fino all’ultimo giorno», senza «smettere di impegnarsi ». Cosa che, va da sé, «non accadeva con i corsi B».
