È tempo di riconoscere il lavoro degli asili nido

LE TEMPS, 04.04.2024, Revello

Sylvia Revello: «I problemi trascurati negli asili nido si ripercuotono prima o poi sulle scuole – perché la prima infanzia è ancora troppo spesso considerata una questione privata, mentre meriterebbe più considerazione».

Ridotti a lungo a baby-sitter, gli asili nido svolgono un ruolo cruciale nella società, consentendo ai bambini piccoli di socializzare e svilupparsi nelle migliori condizioni possibili. La loro missione va oltre. Occupandosi quotidianamente di bambini piccoli, i professionisti dell’assistenza all’infanzia si trovano ad affrontare un campione di problemi di domani che vanno ben oltre i semplici pannolini.

Tra questi, l’esplosione del numero di bambini con esigenze speciali, disturbi dello sviluppo o dello spettro autistico. Questo complica il lavoro degli educatori ginevrini, che devono occuparsi di una serie di bambini, alcuni dei quali richiedono un supporto praticamente personalizzato. Sebbene il tema dell’inclusione sia molto sentito dai media a scuola, in realtà inizia nell’asilo nido. È lì che compaiono i primi segni di ritardo, dove avviene la diagnosi precoce. Naturalmente, non si tratta di sprofondare nell’allarmismo attribuendo etichette al minimo comportamento sospetto, ma di agire in modo realistico quando necessario. Gli specialisti sostengono che quanto prima viene diagnosticato un disturbo, tanto più è possibile influenzare la traiettoria del bambino.

In questo contesto, le varie proposte della destra ginevrina di ridurre il rapporto di assistenza all’infanzia o di abbassare gli stipendi con il pretesto di creare più posti negli asili nido sembrano controproducenti. Come si può garantire un’assistenza di qualità aumentando il numero di bambini di cui si devono occupare professionisti già sovraccarichi? Come si può rendere attraente la professione se gli asili nido privati sono autorizzati ad assumere personale di assistenza all’infanzia al minimo salariale anziché in base ai più favorevoli accordi di settore? Quest’ultima domanda sarà sottoposta al voto a giugno.

Sebbene la carenza di posti sia reale, le economie di scala non sembrano appropriate nel campo eminentemente umano della prima infanzia. Dal punto di vista della prevenzione e dell’investimento nel futuro, sarebbe meglio sostenere questo settore, ancora poco riconosciuto, dando ai professionisti i mezzi per svolgere adeguatamente la loro missione di interesse pubblico. Altrimenti, i problemi trascurati negli asili nido si ripercuoteranno prima o poi sulla scuola, ambito sovrano per eccellenza. La prima infanzia, ancora troppo spesso percepita come una questione privata, merita la stessa considerazione.

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