È un reato insultare mio figlio?

Tages Anzeiger, 06.07.2026, Jeitziner

Quasi la metà dei bambini in Svizzera subisce percosse, spintoni o umiliazioni. Ora l’educazione non violenta è sancita dalla legge. Regula Bernhard Hug, esperta di tutela dei minori, spiega quali sono gli obblighi dei genitori.

Dal 1° luglio è scritto nero su bianco nel Codice civile svizzero: i genitori devono «educare i propri figli senza ricorrere alla violenza, in particolare senza punizioni corporali e altre forme di trattamento umiliante».

Cosa significa questo, concretamente, per i genitori? Possono ancora dare una sculacciata al proprio figlio, afferrarlo per un braccio, spingerlo o rimproverarlo aspramente senza incorrere in sanzioni? Cosa si può fare quando, nella quotidianità dell’educazione, si perdono le staffe o si assiste a un atto di violenza nei confronti di un bambino? Ne abbiamo parlato con Regula Bernhard Hug, direttrice di Kinderschutz Schweiz.

Signora Bernhard Hug, cosa devono temere esattamente i genitori d’ora in poi se perdono il controllo o umiliano il proprio figlio?

Non hanno nulla da temere. Grazie al nuovo articolo di legge, però, sarà più facile per tutti affrontare il tema della violenza nell’educazione, non solo per gli esperti. Ad esempio così: «Vedo che sei stressato. Vuoi che ti prenda un attimo il bambino, o posso aiutarti in qualche altro modo?»

Ma non si tratta forse di chiamare i genitori violenti a rispondere delle loro azioni?

No, l’obiettivo non è punire i genitori che ogni tanto trattano il proprio figlio in modo un po’ brusco o lo rimproverano. Si tratta piuttosto di offrire sostegno tempestivo, prima che si insinuino modelli comportamentali dannosi. La maggior parte dei genitori vuole il bene del proprio figlio. Quando in un momento di stress si sentono sopraffatti e perdono il controllo, la maggior parte di loro se ne vergogna e rimane delusa da se stessa.

Quindi l’articolo modificato è solo una raccomandazione?

Sì, ma ha un carattere simbolico. Il nuovo articolo segna un importante cambiamento di paradigma: da ora in poi è ufficialmente la norma che i bambini possano crescere senza subire violenze. A differenza di un tempo, quando si riteneva che uno schiaffetto non avesse mai fatto male a nessuno.

Ma è davvero così?

Se capita una volta sola, non si provoca un danno grave, ma è importante non attribuire la colpa al bambino, bensì dirgli: «Mi dispiace, non volevo farlo. Ho perso il controllo perché ero stressato, non è stato giusto da parte mia». Se però la cosa si ripete continuamente, il rapporto di fiducia con i genitori ne risente enormemente. Inoltre, aumenta il rischio che in futuro il bambino sviluppi depressioni e problemi di attaccamento e che diventi a sua volta violento.

Non sarebbe meglio che l’educazione non violenta fosse sancita dal codice penale? In quel caso ci sarebbero sanzioni dirette.

Forme gravi di violenza fisica, minacce gravi o coercizione rientrano già oggi nel diritto penale. E per i casi gravi o ripetuti, il diritto civile offre misure di protezione tramite la Kesb. Ma come già detto: la maggior parte dei genitori vuole solo il meglio per il proprio figlio. L’educazione è una sfida in cui inevitabilmente si raggiungono i propri limiti. È quindi tanto più importante offrire aiuto anziché punizione. È proprio questo che consente l’articolo modificato del Codice civile: i Cantoni sono ora esplicitamente obbligati a mettere a disposizione servizi di consulenza facilmente accessibili.

Un sondaggio dell’Università di Friburgo mostra che la violenza contro i bambini è in aumento da anni, nonostante tutte le campagne di sensibilizzazione.

È frustrante e mi rattrista. Non si tratta solo di numeri, si tratta di bambini.

Come se lo spiega?

Finora non abbiamo una spiegazione definitiva. Sappiamo solo che lo stress psicologico nelle famiglie è in aumento. Inoltre, durante la pandemia di coronavirus si sono accentuati diversi fattori di rischio per la violenza in famiglia: preoccupazioni economiche e sanitarie, convivenza ravvicinata o conflitti di coppia. In molte famiglie, in questo periodo si sono insinuati modelli comportamentali di cui non è facile liberarsi e le cui conseguenze si manifestano solo in un secondo momento. La situazione non è migliorata a causa delle incertezze e dell’aumento dei disturbi psichici.

I genitori non dovrebbero ferire i figli né fisicamente né verbalmente. Cosa è più dannoso: la violenza psicologica o quella fisica?

Le conseguenze psicologiche sono sorprendentemente simili. Per i bambini non fa differenza se vengono regolarmente schiaffeggiati o umiliati: in entrambi i casi, il rischio di sviluppare una depressione in età adulta aumenta in modo massiccio. In definitiva, ciò che conta è la regolarità, la durata e la gravità della violazione dei limiti. A proposito: in Germania il diritto a un’educazione senza violenza è stato sancito per legge nel 2000. In seguito, la violenza fisica nei confronti dei bambini è diminuita, ma si è verificato uno spostamento verso la violenza psicologica, poiché molti pensavano erroneamente che questa fosse meno grave. Ma non è così.

Cosa fare se, come madre o padre, si ricorre alla violenza?

Noi di Protezione dell’Infanzia Svizzera sottolineiamo sempre che una situazione di solito non degenera immediatamente, ma in modo graduale. Si tratta di prendere coscienza dei propri sentimenti prima di perdere il controllo. Tutti i sentimenti sono ammessi, ma non tutte le azioni. Spesso bastano pochi secondi per interrompere l’impulso.

Come?

Può essere d’aiuto uscire un attimo dalla stanza o dire al partner: «Per favore, occupatene tu, sto per perdere la testa». Si possono anche lavare le mani con acqua calda: questo calma il sistema nervoso. Se però si tratta di un modello conflittuale profondamente radicato, queste misure non sono più sufficienti. In tal caso è opportuno chiedere aiuto. Sul nostro sito web sono disponibili diversi spunti e, per i genitori che cercano un consiglio urgente, offriamo una linea di assistenza.

E come ci si comporta quando si osserva qualcuno che tratta un bambino in modo rude?

Non bisogna assolutamente intervenire immediatamente e rimproverare i genitori: raramente porta a qualcosa di buono. È meglio avvicinarsi ai genitori in modo pacato e solidale e chiedere semplicemente: «Posso aiutarla in qualche modo?» Questi scatti d’ira sono quasi sempre legati a uno stress estremo. E offrire aiuto in quel momento è molto più efficace che aggiungere ulteriori rimproveri.

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