Ferite che raccontano una storia 

L’editoriale, LA REGIONE, 20.10.2023, Caratti 

Simonetta Caratti: «Il primo passo è ascoltare. Che cosa raccontano questi giovani che non funzionano? In una serie di approfondimenti ve li racconteremo. Dal bullismo a chi scappa di casa, dai ritirati sociali che smettono di uscire fino ai disinibiti socialii, i nuovi vagabondi senza regole». 

Elyse, 17 anni, si sente inutile come una scopa nel deserto. È l’immagine che ha di sé stessa. In qualche modo si sente sbagliata. Anche le ferite sulla sua pelle raccontano la sua storia. Ha iniziato due anni fa a tagliarsi braccia e gambe con una lametta. Ferirsi è un modo per chiedere aiuto e le dà un sollievo temporaneo. È un modo che sempre più giovani usano per mostrare il dolore psichico, il vuoto, l’angoscia, la paura… Per tentare di trasformare la sofferenza psichica in un dolore fisico, più gestibile, visibile e più controllabile. Dai tagli, Elyse è passata ai tentativi di suicidio. Fa dentro e fuori dalla Clinica psichiatrica di Mendrisio. Una struttura per adulti poco attrezzata per adolescenti. 

Dietro a ogni giovane in ginocchio, c’è tutta una famiglia che soffre. La madre di Elyse lo dice chiaramente (“Ti senti solo in questo inferno”) e mette il dito nella piaga: mancano in Ticino buone cure per gli adolescenti spezzati. O meglio ce ne sono ma tanti restano in lista d’attesa. I servizi pedopsichiatrici pubblici e privati sono oberati, i foyer pure. Troppi casi anche all’Istituto per minorenni Torriani: la cellula socioeducativa d’urgenza per minorenni (che collabora con polizia e ambulanza) non riesce a rispondere a tutte le domande. E finita l’urgenza, non sempre si trovano soluzioni adeguate per i ragazzi, come ha spiegato di recente il direttore della Fondazione Luca Forni su questo giornale. 

Si parla da tempo di potenziare le strutture presenti sul territorio ma i tempi sono lunghi, troppo lunghi e all’orizzonte ci sono nuovi tagli alla spesa pubblica. Infatti tra le misure di rientro proposte dal governo ci sono anche riduzioni di spesa per la protezione dei minori. 

Eppure i numeri del crescente disagio psichico giovanile sono un pugno allo stomaco. In sei anni sono quasi raddoppiati i babyricoveri in psichiatria: lo scorso anno 207 adolescenti (minori di 18 anni) erano in clinica psichiatrica o in ospedali acuti. Erano 131 nel 2016. In aumento anche i ragazzi (fino ai 19 anni) seguiti dai servizi ambulatoriali medico-psicologici (dai 1’697 nel 2018 ai 2’080 nel 2022) e dal servizio psicosociale (dai 151 nel 2018 ai 292 nel 2022). Per chi è al fronte la coperta è scelleratamente troppo corta. 

Se non si investe (invece di tagliare risorse per rincorrere il pareggio dei conti del Cantone nel 2025) aumenteranno casi psichiatrici, penali e adolescenti in assistenza. Investire oggi, significa risparmiare domani. Lo chiedono i genitori di questi ragazzi, i Comuni, i sovraffollati centri educativi, le strutture di prima accoglienza in urgenza sovraccaricate da troppi casi, docenti, educatori, cliniche e servizi: tutti sono ben oltre il limite. 

Il primo passo è ascoltare. Che cosa raccontano questi giovani che non funzionano? In una serie di approfondimenti ve li racconteremo. Dal bullismo a chi scappa di casa, dai ‘ritirati sociali’ che smettono di uscire fino ai ‘disinibiti sociali’, i nuovi vagabondi senza regole. Tendono a lasciare la scuola e non fare nulla, spesso mancano di prospettive o di progettualità, si sentono estranei alle norme collettive di una società dell’incertezza. Mettono in scacco genitori, docenti, operatori. Come agganciarli e accompagnarli verso una matura responsabilità è la sfida. E con quale approccio: gli strumenti attuali sono ancora adeguati? Se lo chiedono in tanti. 

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