Genitori soli di fronte ai social network

LE TEMPS, 23.03.2026, Seydtaghia

Anouch Seydtaghia: «I dibattiti, un po’ ovunque, sull’età minima per l’accesso ai social network hanno il merito di mettere in luce questa problematica fondamentale. E questo, anche se un divieto puro e semplice di queste piattaforme per i minori di 16 o 15 anni è ben lontano dall’essere una soluzione perfetta. Nel frattempo, i genitori soffrono, e i giovani ancora di più».

Soli, un po’ smarriti e senza alcun aiuto esterno. I genitori sono completamente disorientati di fronte ai social network che catturano l’attenzione dei loro figli, figli che chiedono sempre più presto uno smartphone o, in attesa, uno smartwatch. Occupandomi più intensamente di questa problematica negli ultimi tempi, mi sono reso conto dell’estremo smarrimento di genitori sottoposti a una pressione costante. Una pressione che aumenterà ulteriormente quando WhatsApp introdurrà in Europa i suoi famosi account per bambini sotto i 13 anni.

I dibattiti, un po’ ovunque, sull’età minima per l’accesso ai social network hanno il merito di mettere in luce questa problematica fondamentale. E questo, anche se un divieto puro e semplice di queste piattaforme per i minori di 16 o 15 anni è ben lontano dall’essere una soluzione perfetta.

Nel frattempo, i genitori soffrono, e i giovani ancora di più. Il rapporto annuale sulla felicità pubblicato giovedì sotto l’egida dell’ONU dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, l’ampiezza del fenomeno. Secondo i suoi autori, «i social media danneggiano gli adolescenti su una scala sufficientemente ampia da provocare cambiamenti a livello della popolazione». Esistono ormai «prove schiaccianti di danni diretti gravi e diffusi (come l’estorsione sessuale e il cyberbullismo), così come prove convincenti di danni indiretti preoccupanti (come la depressione e l’ansia)».

Gli specialisti osservano, in un campione di studenti americani, che la maggior parte di loro vorrebbe che le piattaforme di social media non esistessero. Le utilizzano perché le usano gli altri, ma preferirebbero che nessuno le usasse. Questo dimostra l’importanza della pressione sociale, alla quale quasi nessuno può sfuggire, e soprattutto non i più giovani.

Lo studio mostra anche che in Nord America e in Europa occidentale i giovani sono molto meno felici rispetto a 15 anni fa e che, nello stesso periodo, l’uso dei social network è aumentato considerevolmente. Non è certo l’unica causa del problema. Ma è una causa importante, e i poteri pubblici farebbero bene a occuparsi seriamente di questa questione.

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