Gli adolescenti devono essere protetti meglio

OPINIONE & DIBATTITO, Neue Zürcher Zeitung, 27.04.2026,

Gioia da Silva: «Il benessere dei giovani non può essere subordinato al profitto. Otto richieste su ciò che i social network come Instagram, Snapchat e TikTok dovrebbero fare subito».

Si tratta di sentenze storiche: alla fine di marzo Meta è stata condannata da due giurie popolari statunitensi a pagare delle multe. È la prima volta che un’azienda di social media viene chiamata a rispondere dei danni causati agli adolescenti. Meta ha già annunciato che farà ricorso. Tuttavia, si tratta di un’importante vittoria intermedia – significativa non solo per i querelanti coinvolti, ma per la società nel suo complesso. Finalmente gli avvocati sono riusciti a presentare un’argomentazione con cui è possibile agire contro il comportamento spregiudicato delle aziende di social media.

Gli avvocati sostengono che i gestori abbiano progettato le loro piattaforme in modo da creare dipendenza negli adolescenti. Il modo in cui le piattaforme sono costruite trascinerebbe i giovani in una spirale dalla quale è difficile sottrarsi. È vero che l’accusa di dipendenza non è stata dimostrata in modo definitivo. Nemmeno gli scienziati sono mai riusciti a dimostrare con certezza che l’uso dei social network provochi problemi psicologici negli adolescenti. Tuttavia, la correlazione è nota da tempo: chi trascorre molto tempo sulle piattaforme tende a sentirsi peggio. Non è però mai stata dimostrata una causalità diretta tra benessere e uso dei social media. Gli adolescenti si sentono male perché passano molto tempo sui social? Oppure passano molto tempo sui social perché si sentono male?

Queste domande aperte non hanno fermato i giurati. Probabilmente perché i querelanti hanno saputo argomentare in modo convincente: Meta sapeva benissimo in quali molteplici modi Instagram potesse mettere in pericolo gli adolescenti. E nonostante ciò, l’azienda non ha fatto nulla per proteggerli meglio. In effetti, durante i processi sono emersi decine di documenti – email e presentazioni – che mostrano come le piattaforme abbiano anteposto con freddezza la propria avidità di profitto al benessere dei giovani.

Le piattaforme sono ora sottoposte a una forte pressione affinché proteggano i loro utenti più giovani. Non servono divieti, come quelli attualmente discussi in molti paesi, né nuove leggi. Ma le aziende devono finalmente assumersi la propria responsabilità e introdurre una migliore tutela dei minori. Queste otto misure dovrebbero essere attuate il prima possibile:

  • Niente contenuti sul suicidio per i minorenni.L’algoritmo di raccomandazione dei social network è progettato per mostrare agli utenti ciò che li trattiene più a lungo sulla piattaforma. I contenuti che suscitano shock, rabbia o indignazione funzionano particolarmente bene. Questo porta alcuni adolescenti a vedere video di influencer che parlano di suicidio, glorificano la morte o spiegano come farsi del male. Questo non deve accadere. E non è inevitabile: l’esperienza con la propaganda terroristica dimostra che è possibile filtrare certi contenuti. Da anni le piattaforme riescono a individuare e rimuovere video terroristici, anche perché la legge lo impone. Filtri simili dovrebbero esistere anche per i contenuti sul suicidio.
  • Niente “stories” che scompaiono dopo 24 ore.Oltre a controlli più severi sui contenuti dei profili dei minorenni, le aziende devono modificare anche alcune caratteristiche di design. Molti elementi sono pensati per favorire un uso impulsivo. Tra questi, le cosiddette “stories”, che scompaiono dopo 24 ore. Tutte le principali piattaforme utilizzano questi contenuti effimeri, che alimentano la paura di perdere qualcosa. Per i giovani dovrebbero essere eliminate – o almeno la loro durata dovrebbe essere estesa, così da non indurre la sensazione di dover essere sempre online.
  • Niente notifiche alle 3 di notte.Ricerche interne di Instagram mostrano che quasi un adolescente su due accede alla piattaforma almeno una volta a settimana tra mezzanotte e le quattro del mattino. In due casi su tre, è stato spinto da una notifica. È inutile: non esistono contenuti social che un adolescente debba vedere alle tre del mattino. Serve una modalità notturna che dia priorità al sonno e al riposo. TikTok e Instagram già la offrono; Snapchat dovrebbe adeguarsi rapidamente.
  • Niente autoplay dei video.Nella maggior parte dei social, i video partono automaticamente quando entrano nel campo visivo dell’utente e, una volta finiti, ne parte subito un altro. Questa funzione rende difficile interrompere la visione, perché promette una piccola “ricompensa”: forse il prossimo video sarà divertente. Ma si potrebbe fare diversamente: se i video partissero solo dopo un clic, il consumo diventerebbe più consapevole. YouTube ha disattivato l’autoplay per i minorenni nelle impostazioni predefinite. Le altre piattaforme dovrebbero seguirne l’esempio.
  • Niente contatori pubblici dei “like”.Gli adolescenti subiscono pressione nel vedere continuamente la felicità ostentata degli altri. Se una loro foto riceve meno “like” rispetto a quella di un’amica, ciò può generare insicurezza. Un esperimento di Instagram ha mostrato che eliminare i contatori pubblici migliora il benessere degli utenti. Per questo, nei profili dei giovani i “like” dovrebbero essere nascosti.
  • Controlli parentali non aggirabili.Oggi alcuni social permettono ai genitori di collegare il proprio profilo a quello dei figli e impostare regole. Tuttavia, l’efficacia è limitata. Studi interni di Meta mostrano che i controlli parentali incidono poco sull’uso dei social da parte degli adolescenti. Paradossalmente, i ragazzi con genitori più severi trascorrono anche più tempo sulle piattaforme. Forse perché i genitori intervengono quando il problema è già evidente. Sarebbe diverso se tutti fossero obbligati ad autorizzare i profili dei figli, con procedure che sensibilizzino sui rischi, come il cybergrooming o la pornografia deepfake.
  • La posizione dei giovani deve restare privata.Snapchat incoraggia a condividere la propria posizione. Se tutti acconsentono, gli utenti possono vedere in tempo reale dove si trovano gli amici. Questo può creare disagio quando qualcuno scopre di essere stato escluso. Peggio ancora, può facilitare lo stalking: uomini hanno già usato questa funzione per individuare l’indirizzo di ragazze minorenni. Questo è inaccettabile. La posizione fa parte della sfera privata e deve essere protetta. Nei profili dei giovani deve restare nascosta.
  • Verifiche dell’età efficaci.Tutte queste misure presuppongono controlli dell’età realmente funzionanti. Oggi molti bambini usano i social prima dei 13 anni, cioè prima di avere le capacità cognitive per comprendere effetti e rischi. Alcune piattaforme, come Instagram, usano il riconoscimento facciale per stimare l’età, ma questo solleva problemi di privacy ed è aggirabile. Esistono però da anni sistemi per verificare l’età rispettando la privacy. Dovrebbero essere adottati.

Fino a poco tempo fa sarebbe stato ingenuo avanzare simili richieste, confidando nella responsabilità delle aziende tecnologiche. Per decenni è stato illusorio pensare che accettassero perdite economiche per proteggere i giovani. Ma le recenti sentenze e migliaia di cause stanno cambiando la situazione.

Nei processi è emerso che Meta era consapevole dei potenziali effetti dannosi del design dei propri prodotti e che le misure di protezione proposte dagli esperti interni sono state ignorate con leggerezza. I dirigenti hanno dunque agito pur sapendo. Potranno recuperare la fiducia solo se proteggeranno davvero i giovani. È tempo di mettere fine a un sistema in cui il benessere degli adolescenti viene subordinato al profitto.

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