Il nostro non è un Paese per studenti

L’opinione, CORRIERE DEL TICINO, 11.04.2024, Caruso

Roberto Caruso: «Di certo non saranno «solo» due giorni di scuola in meno a produrre sfaceli evolutivi per la nostra specie. Non è questo il punto. È il modus operandi che preoccupa».

Noi docenti siamo a volte generosamente stigmatizzati anche per le belle e grasse ferie che ci sono concesse. Un parere, entro certi termini e modi, comprensibile soprattutto se da parte dei molti che di ferie ne possono spendere decisamente meno. Va tuttavia precisato che le vacanze, indipendentemente dall’attività svolta, non sono necessariamente il territorio dei fannulloni, semmai per quest’ultimi il luogo privilegiato del far poco, e magari pure male, è il posto di lavoro. Ciò detto, ohibò, il Governo ticinese ha concesso, come misura di compensazione per i docenti, di allungare di due giorni le prossime vacanze natalizie. Di primo acchito non ci sarebbe da lamentarsi, abbiamo ricevuto un cavallo in dono e non è il caso di guardargli in bocca. Nondimeno il desiderio, di grazia, era semmai il dovuto carovita. Questa proposta di allungare le ferie mi fa sentire un mangiapane a tradimento, un turista pagato in terre inospitali. La seconda misura di compensazione, quel una tantum di 400 franchi, perlomeno non tocca il diritto all’istruzione. Di certo fa discutere ma almeno può essere, cosa che farò, rispedita al mittente.

Cosa hanno fatto di male gli alunni per essere privati di due giorni di scuola? E pensare che l’obiettivo dichiarato dall’UNESCO è di ridurre sensibilmente entro il 2030 il numero di ragazze e ragazzi a cui non è concessa alcuna possibilità di frequentare la scuola. Un proposito di ineluttabile nobiltà, chapeau.

Beh, noi in Ticino, almeno esplicitamente per due giorni, andremo in controtendenza con un confinato no al diritto all’istruzione. E pensare che per Mandela l’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.

Di certo non saranno «solo» due giorni di scuola in meno a produrre sfaceli evolutivi per la nostra specie. Non è questo il punto. È il modus operandi che preoccupa. La scuola è per gli studenti, sono loro per distacco il più alto valore del sistema, e non dovrebbero essere utilizzati come merce di scambio per questioni sindacali dei «grandi».

Il valore di qualcosa implica un certo riguardo verso la cosa, in questo caso aver cura dei giovani consentendogli di andare a scuola. Il significato di valore è qui connesso al concetto di prendersi cura.

Il bene è premura verso qualcosa che ci sta a cuore. Non avremmo alcuna prova di questo impegno se vedessimo, per esempio, dei genitori non prendersi cura dei propri figli oppure lo Stato dei propri studenti.

Dati dalla mano, circa un quarto della popolazione mondiale va o dovrebbe andare a scuola. Nessun’altra azienda o istituzione al mondo può vantare simili numeri. Istruirsi è un bisogno fondamentale dell’umanità. In altre parole la scuola non può fallire, questa è davvero una e forse l’unica too big to fail degna di tale onorifico concetto, anche se ciò non esclude componenti fallimentari, anzi.

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