CORRIERE DEL TICINO, 20.01.2026
L’associazione Ingrado, tramite un comunicato stampa, ha sollevato il tema della cosiddetta «Generative artificial intelligence addiction syndrome».
«Sono sempre di più le persone che si lasciano attrarre dall’intelligenza artificiale per la sua promessa di efficienza immediata e soluzioni geniali, convinti di amplificare i propri talenti digitali senza rischi. Eppure, anche con un uso iniziale utile, il confine verso l’eccesso resta fragile, trasformando un alleato in una nuova forma di dipendenza comportamentale ». A mettere in guardia da tale fenomeno è l’associazione Ingrado, che tramite un comunicato ha sollevato il tema della cosiddetta «Generative Artificial Intelligence Addiction Syndrome». Studi recenti parlano anche di «AI dependence» e «AIlessphobia », «quel panico di restare senza IA, con adolescenti che delegano persino scelte banali, indebolendo memoria, ragionamento critico e tolleranza alla frustrazione». Per Ingrado, «i meccanismi sono subdoli: questi sistemi attivano circuiti di ricompensa dopaminergica con risposte rapide e personalizzate, simili a social o gaming, ma con un tocco conversazionale che crea legami parasociali. Nei casi estremi emerge l’‘‘AI psychosis”, dove interazioni intense confondono reale e virtuale, alimentando deliri in persone vulnerabili». L’associazione spiega che, come accade per molte altre dipendenze, il primo passo è riconoscere il problema. Il secondo è chiedere aiuto, «senza vergogna né paura». Per maggiori informazioni o per richiedere un supporto professionale, anche in forma anonima e gratuita, è possibile rivolgersi al sito www.ingrado.ch.
