La forza dell’inclusione, il peso dell’esclusione

LA REGIONE, 28.03.2024, Silvestro

«La Regione» si occupa di inclusione ed esclusione prendendo spunto da un convegno organizzato all’Università della Svizzera italiana.

“Esclusione” e”inclusione” sono due concetti centrali nella nostra vita; tuttavia rischiano di rimanere due parole astratte, come sospese in una nube di incertezza su cosa davvero significa, per noi e per gli altri, far parte di un gruppo o al contrario esserne allontanati.

L’Università della Svizzera italiana ha organizzato – tramite Usi in ascolto, l’iniziativa di sostegno psicologico per studenti, docenti e collaboratori, e il Servizio pari opportunità in collaborazione con il Servizio sport e con il patrocinio della Divisione socialità della Città di Lugano e del Dipartimento della sanità e della socialità del Canton Ticino – una giornata per mettere a fuoco questi concetti. L’incontro “Passa la palla” che si è tenuto martedì scorso è partito dai risultati della ricerca, è proseguito con alcune testimonianze concrete per concludere, nel pomeriggio, con gli atelier dell’Associazione New Ability che hanno permesso ai e alle partecipanti di sperimentare con alcune semplici attività che cosa sono, o possono essere, la condivisione, l’inclusione e l’empatia.

Il titolo, “Passa la palla”, rimanda a un classico esperimento delle neuroscienze sociali noto come ‘cyberball’: un gioco virtuale che, variando il coinvolgimento del soggetto nei passaggi della palla, permette di simulare l’esclusione sociale. Come ha spiegato Rosalba Morese, referente di Usi in ascolto, esperimenti come questo ci hanno permesso di comprendere sia che l’esclusione comporta un “dolore sociale” simile, dal punto di vista neurologico, al dolore fisico, sia che l’inclusione è un elemento centrale del benessere della persona. Matteo Angelo Fabbris, ricercatore in psicologia all’Università di Torino, ha subito applicato questi strumenti alle varie forme di bullismo, tra cui l’esclusione che può avvenire anche virtualmente, ad esempio con una chat alla quale non si è ammessi. Per contrastare il bullismo le politiche repressive si sono dimostrate poco efficaci in quanto trascurano le dinamiche di gruppo: la prevenzione deve infatti coinvolgere tutte le persone coinvolte, non solo bulli e vittime ma anche genitori e insegnanti, lavorando sulla dimensione della cura e sulle competenze emotive. L’esclusione, come detto, può avere conseguenze importanti sulla vita delle persone. Incluso il suicidio che, ha ricordato Maurizio Pompili, professore di psichiatria alla Sapienza di Roma, è tra le prime cause di morte tra i giovani, soprattutto ragazzi anche se recentemente c’è un importante aumento dei suicidi tra le ragazze, legato molto probabilmente a smartphone e social media con l’imposizione di modelli irraggiungibili. Il suicidio è un fenomeno complesso che riguarda più fattori tra cui difficoltà a gestire e comunicare le emozioni, esperienze negative che vengono vissute con profondo senso di vergogna, il non riconoscersi più nel proprio corpo. C’è in generale un senso di isolamento e di sofferenza considerato intollerabile, per uscire dal quale si vedono solo due possibilità: o una irrealistica scomparsa totale delle difficoltà oppure il suicidio.

Nella tavola rotonda, moderata dal giornalista scientifico Fabio Meliciani, ci si è confrontati su concrete esperienze di esclusione e inclusione raccontate dall’artista Pietro Campagnoli, persona con la Sindrome di Asperger, dalla fondatrice dell’associazione New Ability Giada Besomi e dall’esperta di studi di genere Rosanna Bertuccio.

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