L’OPINIONE, CORRIERE DEL TICINO, 04.04.2026, Gazzaniga
Stefano Gazzaniga: «Al di là di una discussione che siamo certi ci accompagnerà a lungo e che a tratti rischia di scadere nell’ideologico, la domanda più rilevante per i nostri giovani è molto concreta: come si apprende meglio?».
Sono passati pochi giorni dall’introduzione del divieto di utilizzare gli smartphone nelle classi delle scuole dell’obbligo del nostro Cantone. Tra poche critiche e molti applausi, il provvedimento è stato giustificato dalla strategia di voler proteggere i giovani dall’utilizzo precoce e intensivo dei dispositivi digitali. Non siamo mosche bianche: lo stesso dibattito è in corso in molte nazioni e in continenti di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, una recente sentenza sul ruolo dei social media tra i giovani ha riacceso il dibattito sui rischi cognitivi e comportamentali legati agli schermi.
Tuttavia, al di là di una discussione che siamo certi ci accompagnerà a lungo e che a tratti rischia di scadere nell’ideologico, la domanda più rilevante per i nostri giovani è molto concreta: come si apprende meglio?
Gli studi della ricercatrice Marianne Studer non lasciano dubbi e mostrano inequivocabilmente che la lettura su carta garantisce una comprensione più profonda rispetto ai supporti digitali. Il testo stampato favorisce concentrazione, orientamento nel contenuto e memorizzazione a lungo termine. Al contrario, lo schermo è associato a una lettura più superficiale e discontinua. Non è teoria. Nei Paesi nordici, ben più avanzati rispetto a noi nella digitalizzazione scolastica, è già in atto una correzione di rotta. Ne è un esempio la Danimarca – il cui sistema scolastico aveva investito somme ingenti in supporti digitali -, che ha deciso di reintrodurre libri, quaderni e scrittura a mano, limitando l’uso di tablet e computer a momenti e attività ben circoscritte. Approfondimenti scientifici e l’osservazione sul campo dei docenti hanno portato alla conclusione che i supporti cartacei favoriscono una lettura più lenta e profonda, mentre la scrittura a mano su carta attiverebbe più aree del cervello, aiutando memoria, comprensione e riflessione. Di fronte a queste esperienze la decisione ticinese sembra più che giudiziosa: si tratta di riconcentrarsi su strumenti che funzionano. Libro, quaderno e materiali didattici stampati non sono alternative al digitale, ma supporti ideali per un apprendimento efficace. E certamente la scelta del Cantone non è da interpretare come passo indietro e tanto meno come una lotta dogmatica e controproducente alla digitalizzazione che in molti ambiti ha favorito e favorirà la società: si tratta piuttosto di impiegare gli strumenti più efficaci in ogni ambito della nostra vita, a partire dalla giovane età. Per il settore dell’industria grafica ed editoriale locale, il segnale è forte. La scuola resta tra gli ambiti principali in cui il prodotto stampato dimostra il proprio valore: qualità, leggibilità e capacità di supportare lo studio in modo continuativo. Non è un passo in dietro, ma un ragionevole cambiamento di rotta. La carta torna a giocare un ruolo centrale, non per nostalgia, ma per efficacia.
