Le Temps,20.02.2026, Seydtaghia
Anouch Seydtaghia: «La Svizzera è al centro delle riflessioni, lei che ha appena messo in consultazione un progetto di regolamentazione dei social network. Giudicato insufficiente a sinistra e incapace di proteggere i giovani, è stigmatizzato dall’UDC, che lo definisce una “nuova legge sulla censura” e una “polizia dell’opinione pubblica”».
Aveva risposta a tutto, Mark Zuckerberg. Confrontato per sei ore con genitori di adolescenti risucchiati nei meandri dei social network, il direttore di Meta ha tenuto duro. Argomenti razionali, promessa di migliorare i servizi e, sullo sfondo, una musica sempre più chiara: in sostanza, se i giovani sono dipendenti da queste piattaforme è perché le adorano. E i social network non fanno altro che offrire loro ciò che cercano. «Le persone dedicano tempo ad attività che amano fare», ha osservato Mark Zuckerberg.
Eccoci di nuovo al punto di partenza: la responsabilità individuale. Di fronte a piattaforme diventate maestre nell’uso di stratagemmi psicologici e trucchi digitali per sottrarre il massimo tempo possibile ai propri utenti, questi ultimi dovrebbero semplicemente rimboccarsi le maniche, ripete la Silicon Valley.
Spiazzati da questo arsenale tecnico, gli Stati cercano di intervenire. L’Australia vieta i social ai minori di 16 anni, la Francia vuole fissare il limite a 15 anni, la Germania a 16… L’idea può sembrare seducente, ma si scontra con dei limiti: le barriere tecniche possono essere aggirate da adolescenti o preadolescenti intraprendenti. E soprattutto, questi divieti rappresentano una terribile ammissione di debolezza: invece di affrontare il problema alla radice, si cerca di mettere un coperchio sopra.
Allora, cosa fare? Arrendersi, visto che i problemi massicci generati dai social network sono legati al loro modello di business di base? No, esistono altre strade. Nessuna è perfetta, nessuna è decisiva, ma combinate possono avere un effetto: imporre a queste piattaforme un punto di contatto in ogni Paese per far rimuovere immediatamente contenuti problematici; esigere trasparenza negli algoritmi; filtrare ogni contenuto d’odio o discriminatorio; facilitare il compito dei genitori che cercano di introdurre controlli…
La Svizzera è al centro delle riflessioni, avendo appena messo in consultazione un progetto di regolamentazione dei social network. Giudicato a sinistra insufficiente e incapace di proteggere la gioventù, è attaccato dall’Unione Democratica di Centro, che lo definisce una «nuova legge di censura» e una «polizia dell’opinione pubblica».
Nulla sarà facile. Un piccolo consiglio, allora, ai genitori disorientati: parlate con i vostri figli, interessatevi a ciò che fanno online, accompagnateli nella loro esplorazione del digitale. Perché dall’altra parte dello schermo, Mark Zuckerberg mantiene sempre pieni poteri.
