Non divieti, ma regole per utenti e gestori delle piattaforme

LA REGIONE, 21.11.2025

La Commissione federale per l’infanzia ha preso posizione (negativamente) sulla proposta di vietare i social ai giovanissimi: meglio puntare su regole per utenti e gestori delle piattaforme.

Anche in Svizzera si levano voci a favore di un divieto dei ‘social’ per i giovanissimi. La Commissione federale per l’infanzia e la gioventù (Cfig) propone un approccio più liberale: no a divieti generalizzati (limitano inutilmente la capacità di agire sia dei genitori che dei figli), bensì regole chiare (che bambini e giovani dovrebbero definire insieme), anche per i gestori delle piattaforme, circa l’utilizzo dei media.

La Cfig ricorda che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo sancisce anche il diritto di accedere a informazioni e a una formazione in modo consono all’età e il diritto di partecipare alle offerte digitali. Inoltre, si sottolinea, stabilisce che l’opinione dei bambini e dei giovani deve essere adeguatamente presa in considerazione in tutte le questioni che li riguardano.

Se i minori hanno a disposizione spazi e opportunità per confrontarsi con il tema dell’utilizzo dei media, si esercitano a muoversi nel mondo (digitale) in modo sicuro, autodeterminato e critico. In questo contesto è importante garantire l’accompagnamento da parte degli adulti, in particolare dei genitori, degli insegnanti e di altre persone di riferimento. Tali attori devono essere coinvolti quali persone chiave quando si tratta di promuovere le competenze dei minori. Le ripercussioni dell’utilizzo dei social media sulla salute mentale possono essere positivi o negativi e dipendere dalla quantità, dalla qualità e dal contesto dell’utilizzo. Inoltre, possono variare anche a seconda dell’utente e della piattaforma.

Le competenze nell’utilizzo dei social media e degli smartphone nonché in materia di autoregolazione devono essere rafforzate. I bambini, i giovani, i genitori e gli specialisti devono essere messi in condizione non solo di riconoscere e classificare i rischi legati ai social media, ma anche sfruttare i vantaggi e le possibilità di questi strumenti.

Nella sua presa di posizione, la Cfig sottolinea l’importanza di responsabilizzare anche i gestori delle piattaforme. Ritiene necessario in particolare introdurre obblighi di trasparenza per loro e una maggiore regolamentazione delle piattaforme online con prescrizioni legali chiare.

Minacce online quasi quotidiane

L’Alta scuola pedagogica di Svitto ha indagato invece i principali rischi digitali e constatato un crescente bisogno di sostegno per i giovani. Quasi un terzo dei minorenni in Svizzera è esposto a discorsi di incitamento all’odio e contenuti pericolosi online, emerge da uno studio.

Denominata ‘Eu Kids Online Svizzera’ e condotta su 1’390 bambini e ragazzi, la ricerca mostra che per loro le minacce su Internet sono diventate quasi quotidiane: il 31% dei partecipanti ha avuto a che fare con discorsi di incitamento all’odio, il 24% con immagini sessuali, mentre un terzo riferisce di esperienze spiacevoli online. Non va poi dimenticato che il 21% di loro pubblica informazioni personali, precisa una nota. I più esposti a questi fenomeni sono gli adolescenti dai 15 ai 16 anni, secondo gli autori dello studio, i quali aggiungono che i minorenni desiderano soprattutto ricevere aiuto per riconoscere le notizie false (37%), proteggere i propri dati personali (35%) e difendersi in caso di molestie online (31%).

Vi è però anche una presa di coscienza in merito al troppo tempo trascorso online: più di un quarto (28%) vorrebbe ottenere consigli per controllarlo meglio. Molti sono inoltre preoccupati per le conseguenze di un uso intensivo di Internet: il 23% dei 15-16enni ha cercato senza successo di ridurlo. Quasi un terzo dichiara di avere regolarmente troppo poco tempo da dedicare alla famiglia, agli amici o ai compiti a causa dell’uso di Internet.

I media digitali offrono ai bambini e ai giovani molte opportunità: dalla musica ai video, passando per le informazioni e gli strumenti di intelligenza artificiale (IA). Ma la capacità di utilizzarli in modo responsabile rimane una sfida: solo il 53% dei giovani tra i 15 e i 16 anni è in grado di verificare l’attendibilità delle informazioni trovate in Internet e un esiguo 21% riesce a giudicare l’affidabilità di un sito web.

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