Oltre i livelli, con giudizio

L’OPINIONE, LA REGIONE, 11.05.2026, Ostinelli

Marcello Ostinelli: «C’è da sperare che tutti coloro che in qualche modo sono direttamente o indirettamente interessati dalla questione dei livelli, a cominciare dai genitori degli allievi, esaminino la questione per quella che è; soppesino i risultati della sperimentazione, con giudizio».

Il 18 marzo 2026 il Consiglio di Stato ha pubblicato il messaggio con cui si propone l’abbandono dei livelli A e B nell’insegnamento della matematica e del tedesco in III e IV media, generalizzando la sperimentazione che fin qui ha interessato sei sedi scolastiche. Il messaggio giunge alla conclusione che ci sono “elementi rassicuranti e convincenti” per procedere in questa direzione. A sostegno della posizione del governo cantonale ci sono due rapporti: l’uno redatto da un’équipe scientifica dell’Asp dei Grigioni; l’altro da un Gruppo di accompagnamento della sperimentazione, rappresentativo di tutti i gremi interessati. Alla valutazione ha pure concorso la Supsi che, nel quadro del mandato di prestazione che le è stato assegnato dal Decs, ha valutato le prove di matematica e di tedesco in IV media, confrontando i risultati ottenuti nelle sedi sperimentali con quelli delle sedi con livelli.

È auspicabile che la discussione pubblica sul superamento dei livelli sia fondata ora anche sulla conoscenza accurata dei risultati della sperimentazione, documentati nei rapporti citati. In verità, fa un po’ specie che poche ore dopo la pubblicazione del messaggio ci sia stato qualcuno che si è precipitato a ripetere gli slogan che da qualche anno ci siamo dovuti sorbire contro la sperimentazione e contro il superamento effettivo dell’attuale differenziazione strutturale. C’è da sperare invece che tutti coloro che in qualche modo sono direttamente o indirettamente interessati, a cominciare dai genitori degli allievi, esaminino la questione per quella che è; soppesino i risultati della sperimentazione, con giudizio. I succitati rapporti lo hanno fatto e lo ha fatto pure il messaggio del Consiglio di Stato: tutti a rilevarne tanto i punti di forza quanto le sfide. Ecco un paio di esempi.

L’insegnamento della matematica e del tedesco in classi eterogenee ha invogliato gli allievi a praticare forme di tutoraggio spontaneo, con effetti positivi sia per gli allievi più capaci sia per quelli che hanno maggiori difficoltà. Si nota pure un’accresciuta autostima e una maggiore motivazione ad affrontare i compiti. Chi ne sa un po’ di scuola, capisce quali potenziali conseguenze positive esse abbiano sull’apprendimento degli allievi. Insomma, neppure per matematica e tedesco l’insegnamento in classi eterogenee produce, come invece qualcuno paventava, un livellamento verso il basso.

La seconda osservazione riguarda l’ibridazione che è avvenuta tra le tre forme di codocenza proposte nel rapporto di maggioranza che nel 2023 diede luce verde alla sperimentazione. È molto positivo che gli insegnanti abbiano saputo adattare man mano l’organizzazione della classe ai bisogni di apprendimento degli allievi. Sono variazioni che peraltro non inficiano la valutazione della sperimentazione. Un resoconto di quarant’anni di ricerche internazionali sul tema afferma nelle conclusioni che “i risultati forniscono prove dell’efficacia dei modelli didattici collaborativi nel migliorare il rendimento scolastico degli studenti. Ciò vale indipendentemente dal modello specifico di collaborazione in classe tra gli insegnanti, dalla materia insegnata e dal livello scolastico”. La sfida sta piuttosto nell’implementazione della codocenza. Perciò occorrerà procedere con giudizio.

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