Più di sei bambini su dieci affidati ai nidi o ai nonni

CORRIERE DEL TICINO, 14.05.2024, Salvini

Uno studio mette in luce che per due terzi dei giovani svizzeri da 0 a 13 anni i genitori ricorrono a una custodia esterna – Stefania Mirante (DSS): «Dal 2015 in Ticino il numero di posti nelle strutture sussidiate è aumentato del 50%».

Più del 60% dei bambini sotto i 13 anni, in Svizzera, viene affidato alle cure di asili nido, nonni e tate. È quanto emerge da uno studio dell’Ufficio federale di statistica, secondo il quale poco più di un terzo, ossia il 36% dei bambini è iscritto ad asili nido o a strutture di custodia parascolastiche, mentre il 28% è accudito dai nonni. In particolare, sotto i 4 anni di età, i genitori scelgono prevalentemente di far capo ai nidi (nel 37% dei casi) oppure ai nonni (35%), mentre nella fascia d’età tra i 4 e i 12 anni la quota di chi rimane con i nonni scende al 24%. Dallo studio emerge poi che il 3,6% delle famiglie svizzere si rivolge a una babysitter, mentre quasi il 9% ad amici o vicini di casa. Secondo i dati dell’UST, inoltre, il reddito influisce notevolmente sulla forma di custodia scelta. Infatti, il 60% dei bambini appartenenti a famiglie della fascia di reddito più elevata risulta iscritta al nido, mentre in quella più bassa la quota di ferma al 24%. Allo stesso modo, si rivolge alla tata il 9% dei bambini delle famiglie più facoltose e solo lo 0,6% di quelli della classe di reddito più bassa.

Differenze regionali

Non mancano poi le differenze regionali. «La custodia dei bambini complementare alla famiglia – fa presente l’UST – è utilizzata in modo molto diverso dalle economie domestiche nelle varie regioni». E questo, viene precisato, «dipende tra l’altro dalla disponibilità delle offerte stesse». Così, ad esempio, nei cantoni della Svizzera francese, nei cantoni urbani come Basilea Città e Ginevra, ma anche in quelli con grandi città come Zurigo, oltre il 70% dei genitori si avvale di una custodia di tipo istituzionale, vale a dire asili nido e strutture di custodia parascolastica. Nei cantoni perlopiù rurali della Svizzera tedesca, ma anche in Ticino, invece, si fa capo con più frequenza della custodia non istituzionale. E soprattutto ai nonni. Nel nostro cantone, riporta l’UST, la percentuale della custodia non istituzionale sfiora il 49%, mentre quella istituzionale si ferma al 28%. «In Ticino la quota di bambini accuditi al di fuori della cerchia familiare è leggermente più bassa, sì, ma non siamo molto lontani dai dati nazionali», dice Eva Gschwend della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie. Inoltre, le fa eco Stefania Mirante, caposettore dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, l’offerta di strutture di accudimento extra famigliare «è buona e, soprattutto, grazie alla politica attiva per favorire la conciliabilità famiglia-lavoro adottata dal Cantone, vi è stato un aumento notevole dell’offerta e non siamo molto distanti dal punto di equilibrio. Il ricorso ai nonni in Ticino è più per supporti limitati». Per quanto riguarda i nidi, il Ticino conta 73 strutture, di cui 3 micro-nidi (ossia con un massimo di 10 posti). Per un totale di 2.234 posti. «Se pensiamo che nel 2015 i posti garantiti dalle strutture erano 1.513, ci si vede bene come vi è stato un aumento di quasi il 50%», dice Mirante. Per i bambini più grandi, poi, le strutture di custodia extrascolastica sono 39 con 1.418 posti autorizzati, a cui se ne aggiungono altri 367 sul pranzo. Senza dimenticare le famiglie diurne, che accolgono oltre 1.400 bambini. «Se consideriamo inoltre che, in media, ogni posto disponibile è occupato da 1,7 bambini, dato che nella maggior parte dei casi la frequenza è a tempo parziale, in totale in Ticino parliamo di oltre 3.600 bambini accolti nei nidi e altri 5 mila nelle strutture extrascolastiche », osserva la caposettore. Oltre all’aumento del numero dei posti, «vi è stato anche un notevole aumento della qualità dell’offerta». Già, ma si tratta di numeri sufficienti rispetto alla domanda? «È in corso una pianificazione che possa fornirci risposte sul fabbisogno, in modo da aiutarci a fissare alcune priorità per impostare l’offerta dei prossimi anni», risponde Mirante. A causa della situazione finanziaria del Cantone, prosegue, «al momento sono rallentate e posticipate le nuove iniziative. Tuttavia, nei prossimi anni verranno comunque realizzate quelle già pianificate: parliamo di oltre 200 posti per quanto riguarda i nidi e le strutture extrascolastiche». La nuova pianificazione, oltre a tenere conto delle nuove esigenze delle famiglie, dovrà considerare anche la distribuzione delle strutture sul territorio. «Oggi, in effetti, la maggior parte delle strutture si trova nel Sottoceneri, soprattutto nel Luganese, dove hanno sede 32 nidi su 73. In base al bisogno, che stiamo cercando di quantificare, stabiliremo le priorità anche a livello regionale», spiega ancora Mirante.

Il nodo dei costi

Centrale, per le famiglie, rimane però la questione dei costi. «Con la riforma fiscale e sociale – ricorda Mirante – da un lato sono aumentati gli aiuti alle strutture, dall’altro sono stati erogati maggiori aiuti alle famiglie, in modo da ridurre la retta, che si situa tra le più basse in tutto il Paese». Oggi, infatti, gli aiuti sono suddivisi in tre tipologie: «Quello universale (fino a un massimo di 200 franchi) che viene fornito a tutte le famiglie; quello riservato ai beneficiari dei sussidi Ripam che si somma a quello universale e che permette di coprire un ulteriore 33% della retta, in pratica dimezzandola. Infine, per i redditi molto bassi che beneficiano di un sussidio API, la retta viene pagata dal Cantone, fatta eccezione per i pasti». In sostanza, evidenzia da parte sua Gschwend, «in Ticino, sulla base degli ultimi dati consolidati disponibili, i genitori pagano il 40% dei costi dei nidi, mentre il resto viene sovvenzionato dal Cantone. Al contrario, nel resto della Svizzera, soprattutto nella Svizzera tedesca, si stima che circa due terzi dei costi rimangono a carico delle famiglie».

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