Proteggere i bambini da pornografia e violenza

NEUE ZÜRCHER ZEITUNG, 27.11.2025, Imwinkelried

Il Parlamento UE vuole limitare in modo drastico l’accesso dei giovani ai social network

Adolescenti che guardano film pornografici o video violenti: è proprio ciò che il Parlamento europeo vuole impedire il più possibile con una normativa di ampia portata. I bambini sotto i 13 anni non dovranno più poter girare liberamente sui social network come Instagram, TikTok o Facebook. E gli adolescenti che non hanno ancora compiuto 16 anni dovranno ottenere il consenso dei genitori per utilizzare queste piattaforme. Al momento dell’iscrizione, sarà richiesto di verificare la loro età.

A tal fine, mercoledì il Parlamento ha approvato una risoluzione che sollecita la Commissione a introdurre misure in merito. «La protezione dei bambini e dei giovani nello spazio digitale deve diventare una priorità europea», ha dichiarato Andreas Schwab, dell’EVP cristiano-democratica.

Da tempo nell’UE si cerca di tenere i bambini il più lontano possibile dai social network. Una delle preoccupazioni è che gli adolescenti trascorrano troppo tempo su queste piattaforme. Inoltre, i social impiegano ogni tipo di stratagemma di marketing per fidelizzare i giovani. Su TikTok, ad esempio, attraverso il programma “Lite Rewards”, gli utenti potevano guadagnare buoni acquisto mettendo “mi piace” ai video o scrivendo commenti. Per questo motivo l’UE aveva avviato una procedura contro TikTok, in seguito alla quale l’azienda ha ritirato la funzione dal mercato europeo.

«I divieti generalizzati sono sbagliati»

Secondo i critici, l’uso eccessivo dei social può causare nei bambini disturbi del sonno o riduzione della capacità di concentrazione. «Ai miei tempi, come società insegnavamo ai bambini che non potevano fumare o bere prima di una certa età», ha dichiarato lo scorso autunno la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. «Credo sia giunto il momento di fare lo stesso per i social network».

Una minoranza in Parlamento la pensa diversamente. Anche per Svenja Hahn, parlamentare del gruppo liberale Renew, la tutela dei giovani è una priorità. «Ma i divieti generalizzati sui social media sono la strada sbagliata». Non tutte le piattaforme presentano lo stesso grado di problematicità, e soprattutto è necessario insegnare ai bambini come usare questi media.

I critici della decisione di giovedì ritengono che in primo luogo spetti ai genitori assumersi questa responsabilità e chiedono una maggiore educazione digitale. Inoltre, per prima cosa dovrebbero essere applicate le norme già esistenti. Molte piattaforme hanno già barriere d’accesso, ma poiché spesso si basano sull’autodichiarazione dell’età, sono facili da aggirare.

Barriere di verifica efficaci rappresentano tuttavia una sfida. Lo stanno sperimentando attualmente Australia e Regno Unito, che perseguono obiettivi simili a quelli dell’UE: bambini e adolescenti non dovrebbero poter navigare liberamente sui social network. In Australia, a dicembre entrerà in vigore una legge che vieta ai minori di 16 anni di registrarsi sui social. Nel Regno Unito, dall’estate le piattaforme devono utilizzare strumenti «altamente efficaci» per impedire a questa fascia d’età l’accesso a contenuti pornografici o violenti.

La scelta delle barriere da adottare è lasciata ai fornitori. Lo Stato consente, ad esempio, che gli utenti carichino un documento d’identità o che le piattaforme utilizzino strumenti di intelligenza artificiale per stimare l’età in base ai dati biometrici. Ma secondo i critici, proprio l’IA può risultare discriminatoria, ad esempio escludendo dall’uso persone che hanno un aspetto giovanile. L’UE vuole sviluppare un’app di verifica. Ma potrebbero passare ancora anni prima che venga approvata una legge europea che imponga restrizioni ai giovani.

Gli americani vogliono un allentamento

Nel frattempo, è probabile che emergano ancora diversi conflitti su come regolamentare l’attività dei social network. Le preoccupazioni non arrivano solo dai liberali: anche il governo statunitense del presidente Donald Trump esercita pressioni.

A Washington non piace che l’UE tratti — a loro dire — troppo duramente le aziende tecnologiche americane. All’inizio di questa settimana, il ministro del Commercio USA, Howard Lutnick, ha dichiarato a Bruxelles che gli Stati Uniti sono disposti a discutere sui dazi su acciaio e alluminio solo se l’UE allenterà la sua regolamentazione digitale.

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