CANTONE, CORRIERE DEL TICINO, 04.12.2024
È stato pubblicato il documento «La scuola ticinese in cifre 2024» – Il movimento gode complessivamente di buona salute Primo posto nazionale per quota di attestati di maturità – Critica la transizione da scuola dell’obbligo a formazione di grado secondario II.
Sotto molti aspetti, il documento Scuola ticinese in cifre relativo al 2024 risulta sovrapponibile a quello dell’anno scorso. Li abbiamo confrontati. E infatti, è stato ribadito che il Canton Ticino «consolida il proprio chiaro primato nazionale per quota complessiva di attestati di maturità conseguiti dalle proprie allieve e dai propri allievi entro i 25 anni d’età (58,5%)». Alle nostre spalle c’è Ginevra (53%), molto più staccati gli altri cantoni, che ottengono risultati tra il 29,6% e il 50,9%. Ciò significa – viene fatto notare dalla stessa Marina Carobbio Guscetti – che, mentre in buona parte dei cantoni svizzeri solo da 3 a 5 allievi su 10 ottengono un attestato di maturità entro i 25 anni, in Ticino si arriva quasi a 6 allievi su 10. Un risultato definito «ragguardevole». Cresce anche la soglia delle giovani e dei giovani che in Ticino conseguono, entro i 25 anni, almeno una certificazione di grado secondario II: 90,3%. «Si tratta del miglior risultato tra i cantoni latini. Gli sforzi profusi nell’ultimo decennio, soprattutto nell’ambito della formazione professionale, stanno dunque portando verso i frutti sperati ». Per quanto concerne l’educazione di grado terziario, il Ticino è al secondo posto dietro a Ginevra, con una quota del 20,8% (+0,7 rispetto al 2021) di giovani ticinesi che ottengono diplomi nelle università svizzere e nei politecnici federali. Anche in questo caso, molto staccati gli altri cantoni, tra il 7,2 e il 17,5%. «Rilevanti in questo ambito sono stati sicuramente gli ingenti investimenti anche finanziari degli ultimi anni», si legge nella nota. Si è quindi passati da 5.850 a 8.550 studentesse e studenti iscritti all’USI o alla SUPSI tra il 2012 e il 2022.
Le ombre nello snodo
Tutto bene quindi? Il «complessivamente » usato da Marina Carobbio lascia spazio solo a qualche ombra. Una su tutte: la transizione dalla scuola dell’obbligo alle formazioni di grado secondario II, la quale «si conferma essere uno snodo particolarmente difficoltoso del sistema, che necessita approfondimenti e misure sostanziali ». Nell’anno scolastico 2022/2023, solo il 70% degli allievi che hanno iniziato la prima liceo sono stati promossi. Alla Scuola cantonale di commercio la selezione è stata ancora più massiccia: solo il 57% degli allievi di prima sono stati promossi. Sul fronte della formazione professionale, a fine 2021 in Ticino si registrava ancora il secondo peggiore tasso di scioglimento dei contratti di tirocinio a livello nazionale (36%). Insomma, molto resta da fare. E nessuno al DECS sembra volersi sedere su allori che concretamente neppure esistono. «La grande maggioranza delle giovani e dei giovani ticinesi trova con il tempo la propria strada, magari anche dopo un riorientamento». Marina Carobbio Guscetti sottolinea quindi nella sua analisi che «bisogna fare il possibile per contenere percorsi inutilmente frammentati e non lineari, nell’interesse delle allieve, degli allievi e delle loro famiglie, oltre che del sistema nel suo insieme». A tale scopo, «è necessario un rafforzamento dell’orientamento scolastico e professionale», tramite «un ampliamento dello spettro di offerta formativa nell’ambito della formazione professionale », così come attraverso «un adeguato accompagnamento di chi, per i motivi più disparati, incontra momenti di difficoltà ». La direttrice del DECS parla di rafforzare e ampliare – anche appoggiandosi al fatto che il Ticino è tra i Cantoni con la spesa pubblica più bassa per l’educazione -, il tutto quando si avvicinano le discussioni in Gran Consiglio sul taglio alla spesa relativa alla pedagogia dettato dalla Commissione della Gestione ( cfr. articolo correlato). Sembrano insomma esserci spinte in due diverse direzioni. Gli studenti restano a guardare.
Gli assi d’intervento
Questo – e ci riferiamo alla Scuola in cifre – è comunque il primo documento statistico sulla scuola redatto interamente sotto la direzione di Marina Carobbio Guscetti. Sulla base anche di questi dati, le chiediamo direttamente quali siano, oggi come oggi, gli assi d’intervento che ritiene prioritari nella sua politica sulla scuola. La consigliera di Stato spiega quindi che «tra gli assi di intervento prioritari vedo il rafforzamento dell’orientamento scolastico e professionale, per migliorare la transizione dalla scuola dell’obbligo alle formazioni liceali e professionale – percorsi diversi ma di equa dignità. Penso poi al tema della salute mentale dei giovani e alla necessità di continuare a garantire a tutte e tutti pari opportunità in ambito educativo e formativo. Tutto ciò richiede il coinvolgimento e l’ascolto dei molti attori della scuola, tra cui docenti, allieve e allievi e famiglie, perché solo con il dialogo riusciremo ad affrontare e anticipare i cambiamenti in atto nella società».
«Spero che la volontà di investire nella scuola sia condivisa»
Marina Carobbio Guscetti ne ha approfittato per ricordare l’importanza della pedagogia speciale: «Tagliarla, significa sacrificare chi già si trova in situazioni complesse»
Marina Carobbio Guscetti, pur sottolineando «complessivamente » i buoni risultati ottenuti dai giovani ticinesi (si veda l’articolo principale), non ha mancato l’occasione per ribadire la «limitata spesa pubblica per l’educazione», che è «tra le più basse in Svizzera». E poi ha evidenziato: «Se da un lato possiamo guardare positivamente all’efficienza e alla qualità del nostro sistema educativo inclusivo, dall’altra, per poter fare ulteriori passi avanti, anticipare i cambiamenti e rispondere ai nuovi bisogni, dobbiamo poter investire maggiormente nella formazione. Sia per i giovani e le loro famiglie, sia per sostenere le docenti e i docenti nel loro importante lavoro. Occorre continuare a progredire, perché fermarsi equivale a perdere terreno su un mondo che corre veloce e non aspetta nessuno ». Visto che si parla di cifre, citiamo la stessa direttrice del DECS quando – nella prefazione del documento – ricorda che, in termini assoluti, «la spesa pubblica per l’educazione in Ticino negli ultimi anni è cresciuta, passando da 1 miliardo di franchi nel 2010 a 1,3 miliardi nel 2021». Nonostante questa cifra «possa sembrare elevata », viene sottolineato come, in termini proporzionali, «la spesa pubblica complessiva per l’educazione del Canton Ticino » rimanga «di gran lunga tra le più contenute in Svizzera, sia rispetto alla spesa pubblica complessiva di Cantone e comuni (24%, 20. posto su 26 cantoni), che rispetto al PIL cantonale (4%, 24. posto su 26 cantoni). L’importo medio pro capite destinato all’educazione delle giovani e dei giovani residenti in Ticino dai 4 ai 14 anni (14.900 franchi), ad esempio, è tra i più esigui a livello nazionale (24. posto su 26 cantoni) ». Da noi contattata, Marina Carobbio Guscetti spiega: «Negli scorsi anni Consiglio di Stato e Gran Consiglio hanno preso decisioni importanti nell’ottica di rafforzare la scuola. Decisioni che condivido e che, stando ai solidi risultati ottenuti dalla scuola ticinese nel confronto intercantonale, dimostrano di essere stati saggi investimenti. Voglio sperare che la volontà di investire nella formazione sia ancora condivisa. Il problema è come questa volontà si traduce in atti concreti. L’anno scorso la maggioranza del Gran Consiglio ha deciso di non sostituire il 20% del personale docente partente, poi applicata dal Governo cercando di contenere per quanto possibile i danni. La prossima settimana il Parlamento si esprimerà sulla proposta della Commissione della Gestione di tagliare di due milioni il sostegno a bambine e bambini che per legge hanno diritto a prestazioni di pedagogia speciale. Chiaramente auspico che questa proposta venga respinta. Se, come tutti dicono, la formazione è una priorità, lo si dimostri rinunciando a nuovi tagli che metterebbero a rischio le possibilità formative di giovani con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento o altre necessità ». Il suo messaggio al Parlamento sarà il seguente: «Dirò che questi tagli non sono cosmesi, ma decisioni che ridurranno la quantità e la qualità dei servizi di cui dovrebbero invece poter beneficiare bambine, bambini, ragazze e ragazzi spesso già svantaggiati, che per legge hanno diritto a sostegni particolari. Tagliare sulla pedagogia speciale significa sacrificare chi già si trova in situazioni complesse, perlopiù generando ulteriori spese sul lungo termine». L’impostazione della maggioranza della politica rimane però chiara: bisogna tagliare sulla spesa. Se la pedagogia è una priorità, non è disposta Marina Carobbio a sacrificare altre spese? «Credo che prima di risparmiare sulla scuola occorrerebbe ritrovare un sano equilibrio tra minori uscite e maggiori entrate, equilibrio che è andato perduto. Non mi sono mai sottratta alla necessità di rivedere la spesa, a condizione che ci sia un equilibrio con le entrate e che si diano delle priorità. L’educazione, così come la socialità e la sanità devono essere tra queste».
