Senza protezione in rete

NZZ am Sonntag, 21.12.2025, Marti

Il Consiglio federale intende regolamentare solo in misura minima le grandi piattaforme online. Documenti interni mostrano come misure per la protezione dei minorenni siano state accantonate.

I giovani australiani devono abituarsi, dalla scorsa settimana, a un regime severo: per bambini e adolescenti sotto i 16 anni vige un divieto rigoroso di utilizzare social network come TikTok, Instagram o YouTube.

Con questa decisione l’Australia si pone all’avanguardia di una tendenza che sta prendendo piede in molti Paesi. Nell’Unione europea, da quasi due anni, il Digital Services Act disciplina le attività delle grandi piattaforme internet. Da allora è vietata la pubblicità mirata ai minorenni. E Bruxelles potrebbe presto inasprire ulteriormente le proprie leggi: il Parlamento europeo chiede infatti un’età minima per i social media sul modello australiano e vuole contrastare in modo mirato i meccanismi online che favoriscono la dipendenza.

Il divario rispetto all’approccio svizzero non potrebbe essere più marcato. In Svizzera il Consiglio federale non intende adottare misure a tutela dei giovani. È quanto emerge da una proposta inviata in consultazione alla fine di ottobre. La regola nuova più incisiva prevista consiste nell’obbligo per i fornitori di creare punti di contatto attraverso i quali gli utenti possano segnalare facilmente contenuti incitanti all’odio o discriminatori. Misure mirate a proteggere singoli gruppi della società – in particolare i minorenni – vengono invece respinte dal Consiglio federale.

Il Dipartimento della difesa mette in guardia

Non si tratta di una coincidenza. Sin dall’inizio il governo federale puntava a una legislazione blanda. Documenti in possesso di questo giornale mostrano che già nel marzo 2023 il Consiglio federale aveva discusso approcci concreti per obbligare le piattaforme a una migliore protezione di bambini e adolescenti e per limitare forme aggressive di pubblicità. Ma il governo decise di non procedere in questa direzione e incaricò invece l’amministrazione di elaborare un progetto decisamente più morbido.

Da qui nacque un conflitto su un tema delicato. Quando l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM/Bakom) presentò nell’autunno 2024 il progetto di legge all’interno dell’amministrazione, il Dipartimento della difesa (DDPS/VBS) chiese misure molto più severe. Lo dimostrano e-mail che la NZZ am Sonntag ha potuto consultare in base alla legge sulla trasparenza. In una presa di posizione il Dipartimento scriveva che non era comprensibile «perché i bambini e gli adolescenti svizzeri dovrebbero essere protetti peggio rispetto ai minorenni nell’UE». Il responsabile per gli affari di cybersicurezza e intelligence nel Segretariato generale del DDPS insisteva affinché fosse vietata sulle piattaforme online la pubblicità mirata ai minorenni.

Irritati anche i funzionari dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, presso il quale convergono le competenze in materia di protezione dei giovani. Essi criticavano di non essere stati nemmeno coinvolti nella formulazione del progetto. Le critiche furono vane. L’UFCOM, che dipende dal Dipartimento del consigliere federale UDC Albert Rösti, non vi diede seguito.

Eppure, secondo Angela Müller, direttrice della ONG Algorithmwatch Svizzera, lo Stato dovrebbe intervenire proprio a tutela dei più giovani. «La pubblicità personalizzata è il cuore del modello di business di questi gruppi. Questo modello si basa anche sul massimizzare il tempo che una persona trascorre su una piattaforma», afferma Müller. «Per gli adolescenti ciò può avere conseguenze problematiche, soprattutto nell’ambito della socializzazione politica». Per questo, sottolinea Müller, l’UE vieta la pubblicità mirata ai minorenni.

L’UFCOM scrive in merito di essersi attenuto, nella formulazione della legge, alle direttive del governo: «Regole specifiche sulla protezione dei giovani e quindi un divieto della pubblicità mirata ai minorenni non facevano parte del mandato del Consiglio federale». Inoltre, l’elaborazione del progetto avrebbe richiesto più tempo del previsto. Per evitare ulteriori ritardi, si è rinunciato a integrare la protezione dei giovani nel disegno di legge.

L’ombra di Trump

Ciò che ufficialmente nessuno ammette in seno alla Confederazione è che la regolamentazione delle piattaforme ha anche un’altra dimensione, altamente politica. Il governo degli Stati Uniti è strettamente legato ai colossi tecnologici e reagisce con sensibilità ai tentativi di limitare un’industria in piena espansione. Bruxelles e Washington sono da tempo in contrasto proprio a causa della legislazione europea. Questa prospettiva potrebbe aver giocato un ruolo anche nella prudenza del Consiglio federale. Il Dipartimento degli affari esteri (DFAE/EDA) aveva infatti messo in guardia già in una fase iniziale dal provocare gli Stati Uniti. Due settimane dopo l’elezione di Donald Trump nel 2024, il DFAE comunicò all’UFCOM «che la politica della futura amministrazione statunitense in questo ambito e i possibili effetti della legge sulle relazioni bilaterali devono continuare a essere monitorati».

La sinistra comprende poco la cautela del governo. La consigliera nazionale socialista Min Li Marti afferma: «In passato le grandi piattaforme hanno diffuso consapevolmente pubblicità mirata a gruppi vulnerabili. Hanno quindi fatto esattamente ciò contro cui il DDPS mette in guardia». Alla luce di ciò, secondo Marti, è incomprensibile che il Consiglio federale non agisca finalmente in questo ambito.

«Nel campo dello streaming di film e dei videogiochi, la protezione dei giovani è sancita per legge dal 2025», afferma il consigliere nazionale dei Verdi e imprenditore IT Gerhard Andrey. «Ma per quanto riguarda le grandi piattaforme, la Confederazione abbandona i nostri bambini e adolescenti, e con loro anche i genitori disperati». Un alunno delle scuole elementari, ricorda Andrey, non può comprare sigarette o birra al chiosco. «Eppure è ormai noto che alcuni algoritmi rappresentano un pericolo per la salute e possono creare dipendenza come l’alcol e il tabacco».

Più sfumato il clima all’interno dell’UDC. Il consigliere nazionale Franz Grüter rappresenta la linea classica, critica verso la regolamentazione. «Sostengo una posizione decisamente liberale», afferma il lucernese. «L’Europa parla solo di regolamentazione e dimentica l’innovazione. È per questo che gli americani ci sono tecnologicamente avanti di anni». Forse si potrebbero introdurre filtri pubblicitari per determinati prodotti, concede Grüter. «Ma chi crede di poter ottenere qualcosa con divieti e blocchi conosce poco i nostri giovani. Non li fermerà affatto». Alcuni membri del gruppo parlamentare la pensano diversamente. La consigliera nazionale UDC Nina Fehr Düsel ha appena presentato una mozione che chiede un controllo dell’età per i social media. Ben 62 dei 200 consiglieri nazionali hanno firmato l’iniziativa, tra cui anche esponenti dell’UDC.

La direzione che prenderà il partito di destra è rilevante anche perché il consigliere federale Rösti, esponente della stessa formazione, porta in ultima istanza la responsabilità politica. Il consigliere federale UDC sembra non essere più del tutto certo che escludere la protezione dei giovani sia stata una buona idea. All’inizio della consultazione ha invitato gli interessati a esprimersi anche su questo tema. Come scrive l’UFCOM, dopo la scadenza della consultazione, a metà febbraio, il Consiglio federale potrebbe ancora decidere misure che attualmente non compaiono da nessuna parte nella legge. Dopo tutti questi anni, sarebbe una svolta notevole.

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