‘Si rischia di diffondere le abbuffate di alcol’

Cantone, LA REGIONE, 18.02.2023, Agosta, Manna 

Sedicenni in discoteca: Conferenza genitori, Pro Familia, Pro Juventute, Aspi e Clinica Santa Croce scrivono al Dipartimento istituzioni. 

Quella di aprire i locali notturni ai minorenni “è una proposta carica di molte criticità”. Firmato Pro Familia Svizzera italiana, Conferenza cantonale dei genitori, Pro Juventute Svizzera italiana, Fondazione della Svizzera italiana per l’aiuto, il sostegno e la protezione dell’infanzia (Aspi) e dottoressa Sara Fumagalli, direttrice sanitaria della Clinica Santa Croce. È un no argomentato in sei fitte pagine, spedite al Dipartimento istituzioni, quello delle quattro associazioni e della struttura psichiatrica locarnese, alla proposta di abbassare a 16 anni (oggi 18) l’età per accedere ai locali notturni (a eccezione dei night club) “nei quali si svolgono il ballo, gli spettacoli di varietà e le esibizioni musicali o suono di musica riprodotta (discoteche)”. La controversa proposta arriva dal Dipartimento diretto dal leghista Norman Gobbi ed è contenuta nella bozza di messaggio governativo sulla revisione totale della Lear, la Legge cantonale sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione. 

‘Perché siamo contrari’ 

Scrivono associazioni e struttura psichiatrica locarnese: “Non occorre essere un habitué della movida ticinese per sapere che nelle fasi di avvio delle serate, sino a una certa ora, il clima è conviviale, di buona relazionalità, ma poi cambia in corsa man mano che aumenta il tasso alcolico medio dei presenti. Aprire i locali notturni ai minorenni, crea ulteriori presupposti per diffondere la pratica del binge drinking tra i minorenni (abbuffata di alcol, cioè il consumo di 4-5 bevande diverse di alcol in poco tempo), vuoi per le difficoltà nell’evitare i controlli dentro i locali, per i meno intraprendenti, vuoi per le evidenti questioni di costi”. Il fenomeno “è peraltro già in aumento nella fascia di età compresa tra i 15 e i 30 anni”. E avvertono. “Queste tendenze significano che il malessere tra i giovani sta crescendo a ritmi oltremodo preoccupanti. Invitarli, ex lege, in una discoteca sino al mattino, non migliorerà le cose”. 

‘E la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia?’ 

L’abbassamento dell’età per entrare nei locali notturni “può generare” effetti anche diseducativi “importantissimi”. Rincarano associazioni e clinica: “La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, all’articolo 3, documento ratificato dalla Svizzera nel 1997, e quindi vincolante anche per l’attività legislativa a livello cantonale, suggerisce che in tutte le questioni che concernono il bambino (in questo caso il minore), deve valere il principio del suo interesse superiore. Chiediamo quindi in quale misura questo interesse (di natura educativa, psichica, relazionale, affettiva ecc.) sia stato considerato come elemento nella discussione che ha portato l’autorità a proporre le modifiche qui censurate, e, se sì, sulla scorta di quali argomentazioni tale principio è ritenuto rispettato”. Non solo: “È eloquente che i sedicenni e i diciassettenni siano considerati da alcuni gerenti una fetta di mercato che fino a ora non si poteva raggiungere, almeno formalmente, e che nel progetto della Lear si dica chiaramente che i minori sono utili per rianimare il settore, in sofferenza da anni. Anzi, la modifica cambia l’assetto normativo, sociale ed educativo per migliaia di minori e relativi genitori, che se hanno un problema con l’ora tarda del figlio si vedranno rispondere che lo Stato ha deciso diversamente, accogliendo dai sedici anni tutti, per legge, in locali che chiudono entro le 6 di mattina. Per certi versi la realizzazione della proposta è un intervento a ‘gamba tesa’ nella vita di migliaia di famiglie”. 

La revisione legislativa – annotano le quattro associazioni e la clinica – ha però un pregio: “Dimostra che è la mancanza cronica di altri spazi alternativi a spingere i giovani verso i locali notturni, non di certo la qualità artistica degli spettacoli, ammesso che ve ne sia”. Gli enti firmatari della presa di posizione sono anche del parere che “i locali notturni non costituiscono un contesto educativo adeguato per una fascia d’età vulnerabile come i minori di 18 anni. Soprattutto in assenza di una strategia coordinata con chi si occupa di politiche giovanili”. Questo perché i locali notturni “offrono svago, è vero. Ma ciò non vuol dire che siano anche luoghi conviviali nei quali avviene la costruzione della realtà sociale e dove sia facile avviare relazioni sociali positive”. 

‘Favorire l’apertura di spazi gestiti da associazioni giovanili’ 

Ecco quindi la proposta di associazioni e clinica: “Qualsiasi modifica della legge che ha ricadute sui minori deve essere valutata nell’ambito della nuova Legge giovani e colonie, punto di riferimento logico per uno sviluppo dal basso di nuove risposte a favore di spazi e luoghi pubblici a uso dei giovani”. Oltre a questo, si chiede di “coinvolgere gli enti locali e favorire un ulteriore incremento di spazi (all’aperto o al chiuso) che possano essere abitati e gestiti da quelle associazioni giovanili che la Legge giovani e colonie già considera”. 

LA CONSULTAZIONE – Partiti di governo divisi 

C’è poco da fare. Il punto (maggiormente) controverso del progetto di revisione totale della Lear resta l’accesso in discoteca già a partire dai 16 anni, fermo restando il divieto di consumarvi alcolici fino ai 18. La proposta – inserita come detto nella bozza di messaggio governativo sulla riforma della Lear, bozza elaborata e posta in consultazione, per un periodo di appena due settimane, dal Dipartimento istituzioni – non fa l’unanimità (neppure) fra i partiti di governo. Che la ‘Regione’ ha interpellato ieri, nel giorno in cui si è chiusa la consultazione lampo, per un giudizio sia sul complesso della revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione, sia sulla specifica proposta. 

Nacaroglu (Plr): non un obbligo, bensì una facoltà 

Sul fronte Plr la revisione «è in generale vista positivamente», fa sapere Rupen Nacaroglu, capogruppo in Consiglio comunale a Lugano. «Offre più flessibilità agli esercenti nella loro attività e aiuta ad avere meno burocrazia in un settore che oggi ne ha troppa e che per certi versi è sovraregolato. Si va a facilitare un settore che è molto importante in un cantone a vocazione turistica come il nostro». E sulla possibilità di permettere l’accesso in discoteca ai 16enni, Nacaroglu riconosce che «si tratta sicuramente del punto più discutibile della revisione, ma le consultazioni servono proprio a questo. Come liberali vediamo di buon occhio questa possibilità, anche se siamo consci che richiederebbe un rafforzamento dei controlli sulla vendita di bevande alcoliche ai minorenni». Da parte liberale si ricorda inoltre come questa modifica vada a uniformare il regolamento ticinese a quanto già è previsto in diversi altri cantoni. Per Nacaroglu c’è poi anche un aspetto di cambiamento sociale che va tenuto in considerazione: «I 16enni di oggi hanno una vita sociale attiva anche la sera, escono e si trovano tra loro. È quindi meglio offrire la possibilità di accedere a locali comunque con sicurezza e controlli, piuttosto che averli in giro per strada». Quello contenuto nella revisione di legge, precisa il consigliere comunale di Lugano, «non è un obbligo: ogni esercente avrà la libertà di scegliere se mantenere o meno il limite a 18 anni». 

Dadò (il Centro): sono scettico e quella narrazione non mi sta bene 

Afferma il granconsigliere e presidente de il Centro Fiorenzo Dadò: «Anzitutto ben venga la proposta di una legge innovativa per adattare il settore ai tempi, è invece assolutamente non adeguato il termine entro cui esprimersi su un progetto molto importante come questo, che necessita di essere approfondito: un paio di settimane, tale la durata della consultazione indetta dal Dipartimento istituzioni sulla bozza di messaggio, non sono sufficienti. E fa specie che il Dipartimento non abbia concesso la proroga nonostante fosse stata chiesta da diversi enti, fra cui i Comuni». Detto questo, continua il parlamentare del Centro, «aspettiamo di leggere il messaggio governativo definitivo una volta che verrà licenziato e ci prenderemo il tempo per analizzare nel dettaglio sia gli aspetti positivi sia quelli più problematici della riforma. Fra quest’ultimi, l’abbassamento dell’età per entrare nelle discoteche. Io – prosegue Dadò – sono abbastanza scettico e considero povera l’argomentazione secondo cui i sedicenni se non possono entrare in una discoteca non sanno dove andare o non si sa dove siano. È una narrazione che non mi sta per niente bene. Penso che i sedicenni non abbiano nessun bisogno di entrare in una discoteca: la gran parte di loro si ritrova comunque, svolgendo anche attività di gruppo, senza delinquere». Non solo: «La vedo poi dura, anche per questioni pratiche, chiedere in discoteca a ogni giovane frequentatore la carta d’identità per evitare di servire alcol a un minorenne». Se passerà la nuova legge, i titolari dei locali potranno però anche decidere di mantenere chiuse le porte ai sedicenni. Parliamo di una facoltà, non di un obbligo. «Ma anche questo non va bene – riprende Dadò -. Se i sedicenni non potranno entrare in una discoteca, entreranno in un’altra che vuole fare cassetta». 

Aldi (Lega): alcol, ma le sanzioni contro gli abusi verranno inasprite 

Una riforma legislativa «voluta e attesa da tempo», osserva la vicecapogruppo della Lega in Gran Consiglio Sabrina Aldi. Una riforma, quella prospettata dal Dipartimento istituzioni, «sicuramente positiva: fra l’altro toglie un po’ di burocrazia, alleggerisce il percorso formativo del gerente e facilita quindi l’accesso alla professione – evidenzia Aldi -. Un altro dato positivo è l’introduzione della figura del gestore, accanto a quella del gerente: in tal modo si responsabilizza anche il proprietario del locale per quanto riguarda il rispetto della legge e del regolamento. Restando agli aspetti positivi del progetto, la revisione totale della Lear contempla anche un inasprimento delle norme concernenti la lotta contro l’abuso di sostanze alcoliche». Ma prevede anche l’abbassamento a 16 anni dell’età per entrare in discoteca. Proposta controversa. Alla quale, dice Aldi, «personalmente sono favorevole. Non tutti i locali notturni fanno discoteca, ce ne sono anche che offrono spettacoli e concerti. E non è che fuori dai locali, in strada, la sera, i sedicenni siano più tutelati. Va poi detto che se da un lato si propone l’abbassamento dell’età per l’accesso alle discoteche, dall’altro si chiede un giro di vite nella lotta all’abuso di alcol. Se proprietario e gerente del locale decideranno di far entrare anche dei sedicenni dovranno assumersi le loro responsabilità: saranno tenuti a fare di tutto per non servire alcol a questi ragazzi, altrimenti incorreranno in sanzioni più pesanti di quelle attuali». Sarà effettivamente possibile evitare il consumo di bevande alcoliche? «Difficile, ma non impossibile: i titolari dei locali – ribadisce la parlamentare – dovranno assumersi le loro responsabilità e adottare le necessarie misure affinché i minorenni non bevano alcol». 

Riget (Ps): questa revisione non ha nulla a che vedere con la politica giovanile 

«La possibilità di accedere alle discoteche per i 16enni è qualcosa che ci può andare bene. Ma sia chiaro – avverte Laura Riget, copresidente del Partito socialista – non bisogna pensare di andare a modificare l’età minima per ciò che attiene alla vendita di alcolici». Sarà quindi importante, prosegue la deputata, «capire come gestire la situazione all’interno dei locali. Una possibilità è di vedere come sono organizzati gli altri cantoni dove i 16enni hanno già diritto a entrare nelle discoteche. Bisogna valutare se ne vale davvero la pena». Anche perché, tiene a rimarcare Riget, «questa revisione non ha niente a che vedere con una politica giovanile, ma si tratta di un cambiamento rivolto soprattutto a commercianti ed esercenti. I giovani hanno bisogno di altre proposte». Da parte socialista c’è apertura anche per le altre modifiche contenute nella revisione, con una puntualizzazione: «All’interno del partito non siamo riusciti ad approfondire molto il progetto di riforma perché il periodo della consultazione era troppo corto. Per una revisione di legge così importante due settimane sono un periodo davvero breve, soprattutto in un momento denso di impegni elettorali come questo». 

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