CORRIERE DEL TICINO, 11.10.2025, Pellegrinelli Francesco
Saranno le scuole medie di Mendrisio, Bedigliora e Gravesano a partecipare, su base volontaria, al progetto pilota promosso dal DECS per contrastare il crescente ricorso alle lezioni private da parte degli allievi.
Saranno le scuole medie di Mendrisio, Bedigliora e Gravesano a partecipare, su base volontaria, al progetto pilota promosso dal DECS per contrastare il crescente ricorso alle lezioni private da parte degli allievi. La direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Marina Carobbio Guscetti, conferma al CdT che i lavori preparatori sono in corso nelle tre sedi e che l’offerta didattica dovrebbe partire nel prossimo semestre, tra gennaio e febbraio.
Un allievo su due
L’idea di fondo è di rafforzare le competenze di studio autonomo degli allievi, migliorando i loro metodi di apprendimento, con l’obiettivo di ridurre – o idealmente eliminare – il ricorso alle lezioni private da parte di studenti e studentesse. Questo, in estrema sintesi, lo scopo dell’iniziativa avviata in seguito allo studio « A lezione fuori scuola. Dieci anni dopo», realizzato dal Centro competenze innovazione e ricerca sui sistemi educativi (CIRSE) della SUPSI su mandato del DECS, che ha preso in esame le abitudini di 1.500 allievi di vari ordini scolastici. Dal rapporto, consegnato proprio ieri alla Commissione formazione e cultura del Gran Consiglio, emerge che in terza e quarta media, quasi un allievo su due tra quelli intervistati ricorre a lezioni private (45,8%); che solo il 10% utilizza le offerte messe a disposizione dalla scuola; e che il 31% degli allievi riceve un sostegno settimanale da parte delle famiglie. «Si tratta di numeri che non possiamo prendere alla leggera. Questi dati ci interrogano sull’equità del nostro sistema scolastico», commenta Carobbio. Secondo lo studio, le lezioni private risultano infatti più accessibili alle famiglie con maggiori risorse economiche e culturali, capaci quindi di sostenere meglio i propri figli. Ed è proprio partendo da questa premessa, supportata dai dati, che il DECS ha deciso di intervenire: «Tali disuguaglianze sono in contrasto con i principi di inclusione ed equità su cui si fonda la scuola pubblica. Per questo motivo, il fenomeno delle lezioni private va osservato con grande attenzione e richiede una riflessione approfondita sulle possibili risposte da dare a livello istituzionale ». Il progetto pilota è una di queste.
La griglia oraria
Come spiega Carobbio, il fenomeno delle lezioni private è ancor più preoccupante quando tocca la scuola dell’obbligo, poiché «in questa fase del percorso scolastico gli allievi si trovano di fronte a scelte importanti per il proprio futuro ». Scelte che, spesso, sono vincolate ai risultati scolastici. «Ricorrere alle lezioni private può quindi rappresentare un modo per migliorare le proprie possibilità di scelta futura, sia verso un apprendistato, sia verso il settore medio superiore». In questo contesto, prosegue Carobbio, il tema delle lezioni private s’intreccia con quello dei livelli e del loro eventuale superamento. «Attualmente siamo in attesa della valutazione dei risultati per capire come procedere: se i dati si confermeranno essere positivi, come sembra, sarà presentata una proposta per il superamento definitivo, come richiesto dal Gran Consiglio». Livelli a parte, alla luce dei dati emersi dallo studio, secondo la direttrice del DECS sarà necessario riflettere su come rafforzare la didattica, poiché una scuola che esternalizza l’apprendimento e la formazione, di fatto, è una scuola che presenta dei limiti. In questo senso, prosegue Carobbio, la questione delle lezioni private va ripensata mettendo al centro anche il tema, molto più esteso, della griglia oraria. Idealmente, infatti, forme di insegnamento esterne, come le lezioni private, sarebbero da evitare, come sintetizza Carobbio: «Questo progetto non può svilupparsi senza una riflessione più ampia sulle modalità di insegnamento, sulla gestione della griglia oraria e sulla creazione di spazi e tempi adeguati a sostenere le allieve e gli allievi, in primis in aula. Sono dunque due percorsi – quello sperimentale e quello di riflessione strutturale – che intendiamo portare avanti in modo coordinato e complementare ».
Tecniche di apprendimento
Venendo al progetto pilota, concretamente, che cosa propone? Ancora Carobbio: « La sperimentazione prevede moduli flessibili, che ogni istituto potrà adattare alle proprie esigenze, focalizzati su aspetti come le strategie di studio, la pianificazione e la gestione dell’apprendimento, la capacità di autovalutarsi e di raggiungere in modo più consapevole gli obiettivi scolastici». Un altro elemento sarà anche la promozione dell’apprendimento tra pari, valorizzando il tutoraggio tra studenti: « Chi è più forte in una materia potrà aiutare i compagni in difficoltà, rafforzando così non solo le competenze individuali, ma anche il senso di appartenenza e di comunità scolastica». Tutto questo dovrà naturalmente avvenire in stretta collaborazione con i docenti, che dovranno essere sostenuti e che avranno un ruolo chiave nel guidare, monitorare e adattare le attività alle diverse realtà delle sedi coinvolte, e anche coinvolgendo le famiglie.
Senza passare dal Parlamento
Come altri progetti che vengono portati avanti direttamente all’interno della scuola per rispondere ai bisogni degli allievi, il progetto pilota è un’iniziativa che rientra nelle competenze del Dipartimento: «Non è una sperimentazione nel senso stretto del termine, come lo è stata quella sul superamento dei livelli, che aveva richiesto un intervento parlamentare e che, successivamente, necessiterà di una modifica legislativa». In questo caso parliamo invece di un progetto che può essere realizzato con i mezzi già a disposizione. «Solo qualora si decidesse in futuro di estendere il progetto su scala più ampia o di introdurre cambiamenti strutturali nel sistema scolastico, sarebbe allora necessario coinvolgere il Parlamento », precisa Carobbio. Il costo complessivo è stimato in 90 mila franchi al massimo, 30 mila per sede.
Numero degli allievi
Al momento non è ancora stato definito il numero di classi e di allievi coinvolti: « Questi aspetti verranno chiariti nelle prossime settimane. Essendo un progetto volto a rispondere a bisogni specifici e su base volontaria, potranno esserci delle differenze tra le sedi». Ma questo insegnamento come verrà inserito nel programma scolastico? « Da un punto di vista organizzativo, il progetto occuperà spazi al di fuori della griglia oraria, ad esempio durante la pausa pranzo o nel pomeriggio dopo la fine delle lezioni. È immaginabile, in alcuni casi, di ricorrere anche alle ore buche». La partecipazione di alunne e alunni al progetto è facoltativa sia per gli allievi beneficiari, sia per chi si metterà a disposizione per le attività di tutoraggio tra pari. «Dato che il progetto è animato da docenti delle singole sedi, sarà possibile identificare quelle allieve e quegli allievi che più ne hanno bisogno e incoraggiare la loro partecipazione», conclude la direttrice.
