“Un livido dovrebbe essere preso sul serio”

TAGES-ANZEIGER, 25.08.2026, Gross

La violenza contro i bambini è in aumento, ma molte lesioni, come fratture o danni cerebrali, non sono direttamente visibili. La dottoressa Francesca Hoegger spiega come si procede quando si sospetta un maltrattamento.

Quando un pediatra o una pediatra riscontra un livido su un bambino molto piccolo, a prima vista questo non deve necessariamente significare qualcosa di grave. Per esempio, se un neonato presenta un ematoma sul collo. Tuttavia, potrebbe anche essere un segnale di maltrattamento: «Quasi la metà dei neonati con un livido sospetto presenta altre lesioni, clinicamente non visibili, come fratture o danni cerebrali. Per questo sono necessari ulteriori accertamenti», spiega la dottoressa Francesca Hoegger. È responsabile del reparto per la protezione dell’infanzia dell’Ospedale universitario di Losanna, il cosiddetto Child Abuse and Neglect Team, in breve CAN-Team. Questa unità sostiene i professionisti del settore sanitario nella protezione di bambini e adolescenti, attraverso l’individuazione, la valutazione e la consulenza nei casi di maltrattamento.

«Il maltrattamento è la malattia infantile più frequente», afferma Hoegger. «Le conseguenze sono gravi e il maltrattamento deve essere considerato una sfida centrale per la salute pubblica». Secondo l’ultima rilevazione di Pediatria Svizzera, la società specialistica di pediatria e medicina dell’adolescenza, nel 2025 sono stati presi in carico 2380 bambini a causa di maltrattamenti, con un aumento del 14,2% rispetto al 2024: un valore record. «Il riconoscimento dei casi sta migliorando sempre di più e stiamo quindi portando alla luce una parte dell’iceberg che finora era invisibile», afferma la dottoressa.

Nel 70% dei casi gli autori sono familiari

I segnali di un maltrattamento spesso non sono evidenti. A proposito, per esempio, di un livido sul collo, Hoegger afferma: «Queste lesioni non devono essere minimizzate dagli operatori sanitari. Un livido, da solo, non è però una diagnosi di maltrattamento. È tuttavia un segnale che dovrebbe essere preso sul serio».

Prima di parlare di un trauma provocato intenzionalmente, i medici devono escludere cause mediche o accidentali. Per esempio, un disturbo della coagulazione può provocare lividi. Quando si verifica un caso di questo tipo, il bambino viene innanzitutto inviato dal pediatra o dalla pediatra all’ospedale universitario. Se vengono riscontrate ulteriori lesioni, come fratture delle costole o danni cerebrali, viene coinvolto il CAN-Team, con l’obiettivo di ricostruire come siano state provocate le lesioni e di proteggere il bambino.

«In circa un terzo dei neonati che in seguito hanno subito gravi lesioni, era stata già riscontrata in precedenza una lesione apparentemente minore. Prendere sul serio un livido sospetto e approfondirlo può impedire che la violenza si ripeta o che si arrivi a lesioni più gravi», spiega Hoegger.

Secondo Pediatria Svizzera, nel 70% dei casi registrati gli autori sono familiari. Hoegger spiega: «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male ai propri figli. Ma quando un neonato piange per ore e il genitore è esausto, può verificarsi un gesto violento, per esempio scuoterlo». Questo può provocare gravi danni cerebrali.

Il maltrattamento non si manifesta soltanto sotto forma di violenza fisica: comprende anche la violenza psicologica, che in parte è difficile da dimostrare, e la trascuratezza. Anche i bambini esposti alla violenza domestica subiscono una forma di violenza psicologica.

Per quanto riguarda gli abusi sessuali, spesso si pensa che una visita medica possa confermare l’avvenuta aggressione. «In realtà, fino al 97% delle visite effettuate su bambini in età prepuberale vittime di violenza sessualizzata non presenta anomalie. Nelle bambine piccole, perfino quando è stata dimostrata una penetrazione, sono presenti cicatrici soltanto nel 30% dei casi», afferma Hoegger.

Spesso diverse forme di maltrattamento si sovrappongono. «È molto probabile che la violenza fisica sia accompagnata anche da violenza psicologica», afferma.

Durante una valutazione vengono analizzati il tipo di violenza, la sua frequenza e le sue conseguenze. «Se una volta si urla contro il proprio figlio, questo non costituisce ancora un maltrattamento. Ma se episodi di questo tipo si ripetono e a seconda di come vengono gestiti – per esempio se vengono minimizzati – possono trasformarsi in una forma di maltrattamento psicologico», spiega la dottoressa.

«Dire ai genitori che il loro bambino deve essere ricoverato in ospedale per ulteriori accertamenti è difficile. Molti mi hanno raccontato quanto questa esperienza sia stata difficile per loro», racconta Hoegger. «L’obiettivo dei professionisti è spiegare perché viene intrapreso un trattamento o adottata una determinata misura, affinché i genitori comprendano che si tratta di garantire la sicurezza del bambino e non di accusarli.»

«Una segnalazione non è una condanna»

Secondo il rapporto del CAN-Team, lo scorso anno sono stati trattati 675 casi di violenza contro bambini. In 34 di questi casi il maltrattamento è stato escluso, mentre in 86 casi è stata effettuata una segnalazione all’autorità di protezione dei minori. Nella maggior parte dei casi, la situazione ha potuto essere risolta con l’aiuto delle reti di sostegno già esistenti.

«Una segnalazione non è una condanna. Si tratta di permettere alle autorità di verificare quali misure siano necessarie», afferma la dottoressa.

Nel 2025, soltanto il 13% dei bambini seguiti dalle autorità è stato collocato in istituti o presso famiglie affidatarie. Il restante 87% è stato seguito insieme ai propri genitori da assistenti sociali.

Il team svolge inoltre attività di prevenzione nell’ambito della medicina perinatale. L’obiettivo è individuare già prima della nascita le situazioni che possono mettere a rischio il sano sviluppo del bambino. Tra queste rientrano, fra le altre, la violenza domestica, le situazioni di emergenza psicosociale, le malattie psichiche o le dipendenze.

L’unità offre inoltre, come fanno analoghi gruppi di protezione dell’infanzia presenti in altri Cantoni, un servizio di consulenza telefonica per gli operatori sanitari. Lo scorso anno sono arrivate 552 telefonate da parte di professionisti che chiedevano consiglio e sostegno.

Francesca Hoegger rimane ottimista: «Ogni caso di maltrattamento che viene scoperto rappresenta un’opportunità per aiutare un bambino a sviluppare pienamente le proprie potenzialità», afferma.

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