«Una politica sempre più iniqua»

Cantone, CORRIERE DEL TICINO, 28.05.2024, Salvini

Dodici associazioni attive tra le famiglie hanno deciso di far sentire la propria voce contro i tagli al personale scolastico e sanitario – Pierfranco Longo: «Chiediamo a Governo e Parlamento un ripensamento immediato, non si devono risanare e finanze a spese dei più deboli».

«Non ci ritroviamo nelle priorità stabilite dalla politica e vogliamo dirlo a chiare lettere. Non è accettabile che le istituzioni si muovano così su temi che toccano decine di migliaia di famiglie». È un appello che parte dal basso, quello lanciato ieri da dodici associazioni attive in ambito familiare. Un «grido d’allarme» contro i tagli al personale scolastico e sociosanitario decisi dal Gran Consiglio per risanare le finanze. Con l’approvazione del Preventivo 2024, ha ricordato il presidente della Conferenza cantonale dei genitori Pierfranco Longo, il Parlamento ha infatti approvato la misura della non sostituzione del personale partente nella misura del 20% anche per coloro che non sottostanno al cosiddetto Piano dei posti autorizzati (PPA). «Per dirla in termini comprensibili – ha spiegato Longo – il Parlamento ha deciso che il Governo risani le finanze riducendo il proprio personale anche nelle strutture sociosanitarie cantonali, dove purtroppo vengono presi a carico sempre più giovani e minori, e riducendo il personale nelle scuole pubbliche cantonali, dove ogni giorno vengono accolti 30 mila allievi». E questo, oltretutto, «senza fare una disamina delle conseguenze per gli allievi, per i giovani e per le famiglie ». Secondo le associazioni che hanno aderito all’appello, infatti, tagliare sul personale scolastico è una mossa «sbagliata e controproducente, oltre che un pessimo segnale per le famiglie ticinesi». Per questo chiedono a Governo e Parlamento in primis di rinunciare alla misura e in seconda battuta – soprattutto in vista della manovra di rientro e dell’allestimento del prossimo preventivo – di essere ascoltati e inclusi nella discussione.

Si gioca al ribasso

«Ci troviamo in un momento molto particolare: negli ultimi anni sono state promosse linee guida fondamentali per migliorare le condizioni di apprendimento e favorire la pari opportunità per i ragazzi con disturbi dell’apprendimento», ha premesso Emanuela Di Campli Marzari a nome dell’associazione ADAT, che promuove una migliore conoscenza dei disturbi specifici di apprendimento e del disturbo dell’attenzione e dell’iperattività. «Le ricadute positive le tocchiamo con mano ora, dopo anni. Il nostro timore è che con i tagli le risorse attivate per questi allievi siano a rischio: questo porterebbe a un deterioramento della realtà inclusiva». Se il Cantone taglia, le ha fatto eco Alessia di Dio per l’associazione famiglie monoparentali, a pagare saranno soprattutto le famiglie, già alle prese con condizioni economiche «drammatiche » e che quindi avrebbero bisogno di maggiore sostegno. «I risparmi – ha aggiunto – vanno a colpire le persone più fragili della società e si riveleranno un boomerang economico, andando a fragilizzare ancor più il tessuto sociale». «Estendendo la non sostituzione del 20% del personale partente anche ai settori scolastico e sociosanitario, la maggioranza politica ha detto di voler agire nel nome dell’equità», ha ricordato invece Michela Trisconi di ProFamilia. «Ma così si va a colpire realtà già indebolite, con il rischio di trovarci a pagare una fattura salata tra qualche anno, in un’emergenza di disagio giovanile e familiare via via amplificata». L’iniquità della misura è stata ribadita anche da Luigi Maffezzoli per FAFTPlus. «Secondo le decisioni del Parlamento, tutti devono contribuire in egual modo al risanamento dei conti pubblici. Ma ciò significa colpire le componenti più fragili della società, in nome di una uguaglianza che discrimina». Da qualche tempo, ha quindi evidenziato Maffezzoli, la politica applica l’equità di trattamento in senso opposto: «Il nuovo modo di fare politica è sempre e solo al ribasso, oltretutto contro i più deboli».

Ragazzi e bambini da tutelare

Sui giovanissimi si è invece concentrato Ilario Lodi di Pro Juventute. «Siamo in un momento di cambiamenti epocali e la questione educativa necessita di un nuovo modo di pensare», ha detto. «È quindi una nostra responsabilità non solo non tagliare, bensì investire massicciamente per far fronte alle necessità accresciute di ragazzi e bambini». «Le misure di pedagogia speciale rappresentano un pilastro fondamentale per l’inclusione di ogni allievo», ha osservato anche Tiziana Jurietti di Atgabbes. «I tagli rischiano quindi di compromettere la qualità della formazione, in particolare per i ragazzi che presentano fragilità. E le forze politiche devono essere coscienti di quale impatto avranno le loro decisioni sulla vita delle persone». «Noi siamo aperti alla revisione della spesa pubblica», ha invece premesso Paolo Bernasconi di Cemea (centri d’esercitazione ai metodi dell’educazione attiva). «A condizione però che l’iter ci coinvolga tutti e che avvenga mettendo al centro i bisogni dei cittadini. Ridurre il personale scolastico colpirebbe i docenti, ma gli effetti ricadrebbero sui bambini e sulle loro famiglie ».

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