TAGES ANZEIGER, 20.11.2025, Bundi
Sabrina Bundi: «Gli smartwatch distraggono i bambini a scuola dall’apprendimento, proprio come gli smartphone. Ma ci sono differenze importanti».
Gli smartwatch per bambini sono più diffusi che mai – lo mostrano le ricerche di questa redazione. Dunque un altro male digitale che i bambini portano a scuola, che attira la loro attenzione e disturba la concentrazione? Bisognerebbe forse vietare questi orologi in anticipo, prima che – come i telefoni – diventino un problema diffuso in tutta la Svizzera, al punto da richiedere l’intervento della politica? Niente panico! Gli smartwatch non sono affatto telefoni. Esistono differenze significative.
La più importante: gli smartwatch per bambini sono progettati per i bambini, i telefoni per gli adulti. Il loro ambito di utilizzo è limitato. Gli orologi per bambini non hanno le stesse app. Di norma, i bambini non possono accedere tramite l’orologio ai social media che creano dipendenza.
E non passano nemmeno ore a scorrere su mini-schermi tra siti web dubbi. Questo non lo fanno neanche gli adulti, pur portando smartwatch più sofisticati.
Al posto delle app, sugli smartwatch per bambini sono installati divertenti cronometri, calcolatrici o contapassi, che li intrattengono. E i genitori possono comunicare in modo semplice al bambino che, dopo la scuola, deve andare velocemente dalla nonna.
La distrazione durante le lezioni è comunque un problema. Tuttavia molte scuole hanno trovato una soluzione pragmatica: permettono di disattivare la funzione dei messaggi. E se il bambino continua comunque a ficcare continuamente il naso nell’orologio, deve toglierlo e riporlo nello zaino.
Gli orologi sono innocui rispetto ai telefoni – a meno che non siano i genitori ad abusarne. Ad esempio monitorando il bambino senza sosta o addirittura ascoltando di nascosto ciò che dice alle sue amiche e ai suoi amici.
In tal caso, gli orologi diventano davvero un problema – ma non un problema della scuola, bensì della famiglia.
