CORRIERE DEL TICINO, 18.11.2025
Come annunciato dal comitato promotore, è stato raggiunto con un mese di anticipo l’obiettivo delle 7 mila firme – «Massiccia adesione alla proposta e chiaro sostegno da parte della popolazione, ora il Governo si muova in tempi celeri».
Con quasi un mese di anticipo sui tempi, il comitato promotore ha fatto sapere che l’iniziativa popolare «Smartphone: a scuola no!» è riuscita. Sono infatti già 7 mila le firme raccolte per chiedere di mettere un freno all’utilizzo del cellulare in classe. Il comitato interpartitico, «che si compone anche di membri della società civile confrontata quotidianamente con le note problematiche derivanti dall’uso eccessivo degli smartphone da parte dei giovani, come pediatri, medici e rappresentanti della scuola», in una nota diffusa ieri si è detto «molto soddisfatto del risultato raggiunto ». E questo «in considerazione della massiccia adesione all’iniziativa e del chiaro sostegno da parte della popolazione ». Nonostante la riuscita dell’iniziativa, il comitato ha comunque fatto sapere che proseguirà nella raccolta delle firme sino al termine di legge, ossia il 12 dicembre prossimo. Inoltre, «in considerazione dell’evidente importanza del tema per il futuro dei nostri figli e della riuscita dell’iniziativa “Smartphone: a scuola no!”», il comitato promotore ora si attende una presa di coscienza «in tempi celeri» da parte di Consiglio di Stato e Gran Consiglio. In più, l’invito al DECS è quello di «intraprendere i passi necessari per attuare quanto richiesto dall’iniziativa, coinvolgendo nelle discussioni gli iniziativisti ».
Come spiegato in occasione del lancio della raccolta firme, «l’iniziativa prevede di regolamentare, con un quadro legislativo più vincolante, la limitazione della presenza degli smartphone all’interno del-la scuola». Il divieto, è stato spiegato, si applicherà a tutte le scuole dell’obbligo: scuola dell’infanzia, scuola elementare e scuola media.
«Tema attuale e urgente»
«Si tratta di un tema attuale e urgente, che merita un approfondimento serio e un dibattito pubblico. I cittadini sono accorsi a firmare, perché lo ritengono un problema molto serio», commenta il presidente del Centro Fiorenzo Dadò, che si dice molto soddisfatto del traguardo raggiunto. «La tempistica con cui abbiamo raccolto le 7 mila firme necessarie rappresenta già un chiaro segnale all’indirizzo del DECS, affinché prenda sul serio la questione e cerchi di affrontarla almeno con dei regolamenti al più presto». Allo stesso modo, dovrà essere celere il Parlamento: «È un tema troppo importante, non si può fare melina».
