Nuove direttive, vecchi problemi

LA REGIONE, 21.03.2026, Scarinci

Il DECS annuncia: «Dal 30 marzo alle Medie e alle Elementari i dispositivi digitali dovranno essere sempre spenti» – Giorgio Fonio (Centro): «Ingannano i cittadini, la nostra iniziativa chiede ben altro».

Dal 30 marzo il divieto di usare gli smartphone e tutti gli altri dispositivi mobili sarà valido per le scuole medie ed esteso alle scuole comunali. Lo ha comunicato il Dipartimento educazione, cultura e sport con una nota che informa delle nuove Direttive in materia che, appunto, saranno valide dalla fine del mese corrente. “Sulla totalità del perimetro dell’istituto scolastico – scrive il Decs –, sia all’interno degli stabili (ad esempio corridoi, aule, bagni, spogliatoi, palestre) sia sul sedime esterno, i dispositivi mobili personali di allieve e allievi dovranno essere sempre spenti, non solo in modalità aerea, e non visibili dall’inizio fino al termine delle attività scolastiche”. La decisione, fa sapere il Dipartimento, è stata presa dopo aver consultato tutti i portatori di interesse in ambito scolastico. «La dipendenza dall’utilizzo di dispositivi elettronici pone seri problemi di salute individuale e pubblica», afferma la direttrice del Decs

Marina Carobbio, citata nella nota stampa. «Come responsabile del Dipartimento, ma anche come medico, ritengo vadano affrontati. È un problema di società. La scuola può giocare un ruolo. Si tratta di moltiplicare gli sforzi per rafforzare l’educazione all’uso consapevole, responsabile e sicuro delle nuove tecnologie, costruendo un’alleanza educativa con le famiglie. Si tratta al tempo stesso di garantire che gli spazi scolastici restino un luogo di scambi umani, di relazioni interpersonali, di socializzazione».

‘L’iniziativa popolare resta in piedi’

Tutto molto bello, ma come la si mette con l’iniziativa popolare del Centro (ma con esponenti di molti altri partiti nel comitato promotore) che, invece del mero divieto di utilizzo, chiede espressamente il divieto di portarli a scuola? «Il Decs così inganna i cittadini!», tuona contattato da ‘laRegione’ il proponente dell’iniziativa popolare “Smartphone a scuola: no” Giorgio Fonio, consigliere nazionale e vicepresidente cantonale del Centro. «Hanno modificato una direttiva, di fatto parlando di divieto esteso a tutta la scuola. In verità, è un divieto di utilizzo, potranno continuare a essere portati a scuola: e come dicono specialisti, dottori e pediatri è la cosa peggiore perché, tenendoli vicino nascosti nella cartella, aumenterà solo la tentazione di usarli». Ma per Fonio queste direttive sono peggio della grandine, perché «con questa direttiva il Decs legittima la possibilità che i bambini delle elementari li possano portare a scuola. Adesso si dice che si può farlo, basta che sia spento in cartella. Assurdo». Insomma, si tira dritto come si diceva: «C’è un’iniziativa popolare che chiede ben altro, firmata da 11mila persone, non si sono nemmeno degnati di consultare gli iniziativisti e viene modificata una direttiva peggiorando le cose? Questo è un tentativo di bloccare l’iniziativa popolare gettando fumo negli occhi di genitori e popolazione, ma non funziona. In queste ore tra docenti, direttori e genitori ci hanno chiesto di andare avanti». E queste, conclude Fonio, «sono direttive modificabili molte volte, noi, ripeto, chiediamo ben altro: di istituire il principio che gli smartphone a scuola non devono entrare».

Non è soddisfatto nemmeno Pierfranco Longo, membro del comitato promotore dell’iniziativa in qualità di presidente della Conferenza cantonale dei genitori, per almeno due «enormi» preoccupazioni, ci spiega. La prima è che «nonostante si riaffermi il divieto di utilizzo in modo più chiaro delle direttive precedenti, che risalgono a ben cinque anni fa, non si menziona il divieto di portare device connettibili a scuola a scuola, che è il focus dell’iniziativa. Con il difetto che si prende un dispositivo pensato per la scuola media e lo si estende anche alle scuole elementari, perché il succo è che queste direttive concedono di portare ogni device anche alle elementari, con allievi di tre, quattro anni più piccoli rispetto alle medie». Quindi, riprende Longo, «ben lontani dal creare un ambiente sereno senza la presenza di apparecchi connettibili, si sdogana la loro presenza anche alle scuole elementari, perdendo l’occasione di stabilire regole incisive e nette». In più, «questo è un intervento molto meno incisivo rispetto alle aspettative raccolte da genitori e docenti durante la raccolta firme, e diverso rispetto alla direzione che pareva alcuni esecutivi e legislativi comunali stessero valutando nel corso di quest’ultimo anno scolastico». La seconda preoccupazione di Longo è che «il device è consentito a fini didattici, e quindi alla pressione sociale si somma quella dell’istituzione scolastica». Il perché è presto spiegato: «Se una famiglia in coscienza non desidera che il proprio figlio abbia uno smartphone a sette od otto anni, questo figlio già potrebbe essere confrontato con compagni di classe che magari lo hanno e lo tirano fuori durante gli intervalli o subito dopo scuola. Ma come non bastasse – aggiunge il presidente della Ccg – adesso anche un insegnante delle elementari potrà chiedere agli allievi di usare lo smartphone per scaricare un’app, chessò, per vedere come studiare i fiori, le stelle o gli animali. E se un figlio non ha lo smartphone? Ecco la pressione che si aggiunge è istituzionale, che dal 2019 chiediamo di eliminare. Così lo smartphone diventa come penna, libro e goniometro, mentre la scuola dell’obbligo deve fornire i materiali e per tecnologia e media sono stati stanziati fior di milioni di investimenti». A non convincere per niente Longo è anche il tema delle sanzioni, «che sono in presenza di reiterazione. Cosa vuol dire? Che se uno fa una foto a una compagna, la spoglia con un’app di intelligenza artificiale e la diffonde la prima volta non succede niente e la seconda viene sanzionato? È un esempio al limite, ma è per far capire che la protezione degli allievi deve prevalere sempre». Le direttive comunque parlano chiaro sul fatto che l’uso in classe è sempre vietato e che le infrazioni gravi sono sanzionabili subito. Comunque, per Longo «questi sono motivi più che sufficienti per non essere soddisfatti e perché questa iniziativa debba andare davanti al popolo. Quello che auspico, è che l’iter istituzionale veda insieme Decs e Dss dal momento che si parla di educazione ma anche di salute pubblica, e che il messaggio governativo arrivi in tempi brevi: queste direttive non sostituiscono le nostre richieste, che appunto dal 2019 sono più incisive».

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